Accorsi in "Marilyn ha gli occhi neri": «Il mio folle cuoco ci aiuta a scoprire la nostra fragilità»
di Paolo Travisi

Accorsi in "Marilyn ha gli occhi neri": «Il mio folle cuoco ci aiuta a scoprire la nostra fragilità»

"Il Covid? Ci ha fatto sentire più soli". Il film in sala dal 14 ottobre

Clara è una bugiarda patologica che dice di fare l’attrice. Diego è un cuoco di talento, con un disturbo della personalità, che esplode in rabbia, ossessioni, manie. Miriam Leone e Stefano Accorsi, sono i due protagonisti diretti da Simone Godano, di Marilyn ha gli occhi neri (al cinema dal 14 ottobre), la storia di due emarginati che si conoscono in un centro per persone con disabilità psicologiche. Un film sulla diversità e sui binari non sempre divisibili della follia, trattato con profondità e leggerezza. 


La sua è un’interpretazione che racconta la fragilità del personaggio. Come ci ha lavorato? 
«Documentarsi è la prima parte del lavoro, altrimenti si mette in scena una rappresentazione di ciò che si immagina. Sono stato in un centro dove un gruppo di persone lavora nella ristorazione, seguiti da dottori e chef. Certe manie sono quelle che il mio personaggio esprime con una fragilità che noi spesso non mostriamo. 


Che effetto le ha fatto entrare in contatto con vite diverse dai “normali”? 
«Noi tutti abbiamo gli stessi riferimenti, social, giornali, tv. Entrando nei centri diurni si apre un altro mondo, sono dei bambini che fanno tenerezza, che si meravigliano delle piccole cose, e senza il mondo dei social, senza il quale certi politici non avrebbero avuto rilevanza, perché fa più like un commento divisivo che diventa titolo di giornale.. Ci sono vite molto diverse dalle nostre e ci echeggia strano».


In lei è cambiato qualcosa?
«Mi sono reso conto che alcune situazioni mi risuonavano dentro. Ma certe cose che io fermo prima, chi è più fragile le esprime in modo più forte. Ci rispecchiamo nei personaggi del film, anche perché in giro vedevo molte persone con difficoltà a vivere nella società normale». 


Personaggi borderline del cinema come riferimento? 
«Il Nido del cuculo mi colpì molto da piccolo, perché il personaggio di Jack Nicholson sembrava normale, ma non lo era. Joker con Joaquin Phoenix è stata una fonte di ispirazione. La pandemia ha posto tutti nella stessa situazione». 


Il Covid è stato un aiuto per il personaggio? 
«Il Covid ha reso tutti più fragili, sapevamo di pensare la stessa cosa, quindi probabilmente si, perché ci ha fatto sentire così soli, da volerci legare di più agli altri. Dobbiamo augurarci che questo effetto sia duraturo». 


Vasco canta l’equilibrio sopra la follia. Che significato ha per lei?
«Ognuno di noi si racconta una verità per dimenticare la precarietà in cui viviamo. Ci immaginiamo eterni e invincibili. Penso che quella frase si riferisca a chi ha il coraggio di convivere con queste emozioni».

 


Ultimo aggiornamento: Lunedì 4 Ottobre 2021, 08:01
© RIPRODUZIONE RISERVATA