Steven Spielberg: «West Side Story il mio sogno di bambino che parla ancora all'America»
di Michela Greco

Steven Spielberg: «West Side Story il mio sogno di bambino che parla ancora all'America»

Il grande regista rilegge un classico: "Quelle storie sempre nella mia testa"

C’è una palla da demolizione che ondeggia sopra un quartiere, l’Upper West Side, e sopra le teste dei ragazzi di due comunità che hanno molte cose in comune – la rabbia, la vitalità, il desiderio di integrarsi in un mondo che li emargina – eppure sono rivali feroci. È la spada di Damocle che pende sul mondo in via di distruzione dei Jets e degli Sharks, le bande di newyorchesi e portoricani del nuovo West Side Story diretto da Steven Spielberg, nelle sale dal 23 dicembre. Sessant’anni dopo il roboante successo del film di Robert Wise e Jerome Robbins vincitore di 10 Oscar (a sua volta nato dal musical omonimo), Spielberg prende in mano quel racconto immortale e firma il suo primo musical. Lo colloca, di nuovo, in quegli anni (alla fine dei 50 a New York) e ripropone quei brani indimenticabili. Orchestra nuove, travolgenti coreografie metropolitane (con Justin Peck), esalta i personaggi e la potenza di un conflitto che trae la sua ispirazione da Romeo e Giulietta ma si alimenta dei contrasti tra aspirazioni e discriminazioni, tra forza delle radici e spinta all’integrazione. «Avevo 10 anni quando ho sentito per la prima volta il disco di West Side Story e quella musica non se n’è mai davvero andata dalla mia testa», ha detto Spielberg, secondo cui oltre che una storia d’amore, questa «è anche un’allegoria molto attuale di ciò che sta accadendo ai confini del nostro paese, dei sistemi americani che respingono chiunque non sia bianco». 
Il cambiamento, in questa nuova versione lungamente attesa, sta (non a caso) soprattutto nel cast. «Nel film del 1961 gli interpreti avevano una trentina d’anni e molti degli attori che interpretavano i portoricani erano bianchi – aveva spiegato il regista - Volevo un cast autentico, quindi volevo assicurarmi che gli attori e le attrici che avrebbero interpretato gli Sharks fossero al 100% latinoamericani, e giovani». Ed ecco quindi che nel ruolo di Maria, accanto a Tony/Ansel Elgort c’è Rachel Zegler, di padre americano e madre colombiana, al suo esordio al cinema (West Side Story è la prima apparizione sul grande schermo per più di 50 giovani interpreti), e in quello di Anita troviamo Ariana DeBose. 
A creare una connessione artistica ed emotiva col film del 1961 c’è Rita Moreno, che 60 anni fa vinse l’Oscar nel ruolo di Anita e ora è Valentina, vedova del droghiere. West Side Story è dunque un racconto che, nelle intenzioni e nei fatti, rispetta l’originale ma porta una nuova prospettiva. Con una nota di tristezza, data dalla morte, solo pochi giorni fa, del paroliere del musical, Steven Sondheim. «È stato la prima persona che ho incontrato quando ho acquisito i diritti per fare la nuova versione di West Side Story – ha detto Spielberg – Avevo un desiderio disperato di fare la mia versione del film e non avrei potuto farla senza di lui».


Ultimo aggiornamento: Venerdì 3 Dicembre 2021, 10:23
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