Roberto Benigni al Festival di Berlino: «Dopo Sanremo, finalmente una vetrina internazionale»
di Alessandra De Tommasi

Roberto Benigni al Festival di Berlino: «Dopo Sanremo, finalmente una vetrina internazionale»

BERLINO – Il “one man show” di Roberto Benigni ha portato un tocco pop al 70° Festival di Berlino, finora sobrio, compassato e indie nella prima edizione diretta dal torinese Carlo Chatrian
Ha mescolato battute in italiano e inglese facendo divertire tutti alla première mondiale di Pinocchio (nelle sale italiane a Natale scorso), anche se non è mancato il riferimento al Coronavirus: «Siamo arrivati dall’Italia tranquillamente – rassicura - ma so che le scuole sono state chiuse (in Iran anche i teatri) ma non bisogna farsi prendere dal panico, ormai si parla solo di questo, invece andrebbe ridimensionata la situazione, senza però abbassare la guardia».

Dopo il Festival di Sanremo, il premio Oscar ha conquistato anche il palco tedesco: «Passare da un evento italianissimo come il festival della canzone – dice – ad una vetrina internazionale di questo livello è un’emozione fortissima, soprattutto se ripenso a quell’Orso d’argento vinto nel 1979 grazie a Chiedo asilo di Marco Ferreri. Presentare il film qui amplifica il forte batticuore provato sul set, perché Matteo Garrone, come Federico Fellini, è uno di quei registi con un talento che stai a guardare per ore eppure non riesci a capire come venga, poetico come un tramonto o una quercia che cresce senza che tu sappia in che modo». 

«Per me – aggiunge il Premio Oscar toscano – ha la precisione di Luchino Visconti e quella povertà che poi diventa ricchezza di Roberto Rossellini. Ad un certo punto ha bloccato per un intero pomeriggio le riprese perché non gli piaceva il colore di una coperta mandando tutti nel panico. La sua versione della favola di Collodi mi ricorda in parte Tim Burton ma anche Hieronymus Bosch e i Macchiaioli toscani dell’Ottocento, fa un miracolo: coniuga il cinema d’autore con un film popolare. Pinocchio, come Don Chisciotte e Oliver Twist, è sempre avanti a noi come solo i capolavori sanno fare e io sono felice di averlo interpretato in passato e ora di diventare suo padre. Forse il genitore più famoso della storia dopo San Giuseppe, un altro falegname con un figlio problematico. Ci sono andato vicino anche con Francis Ford Coppola, che me l’aveva proposto vent’anni fa durante una cena a casa di Robin Williams». 

Il suo Geppetto ha commosso e appassionato la stampa di tutto il mondo, che intanto gli ricorda La vita è bella. Giorni fa, infatti, un papà in Siria ha raccontato alla sua bambina le bombe come un gioco, ricordando proprio il ruolo che gli ha svoltato la carriera: «Vedere il video di quest’uomo mi ha emozionato e stupito che ancora si citi il film – ricorda – soprattutto perché all’epoca mi dissero che una storia del genere sarebbe stata impossibile da realizzare»
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Ultimo aggiornamento: Lunedì 24 Febbraio 2020, 07:52
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