Ralph Fiennes, l'attore diventa regista: «Nureyev è una grande storia di libertà, sacrificio, ribellione»
di Alessandra De Tommasi

Ralph Fiennes, l'attore diventa regista: «Nureyev è una grande storia di libertà, sacrificio, ribellione»

Ralph Fiennes ha incarnato gli incubi peggiori del cinema, da Schinder’s List a Voldemort nella saga di Harry Potter, ma con Nureyev – The white crow, il biopic in uscita il 27 giugno sull’iconico ballerino russo ha superato se stesso. Ci recita, lo dirige e lo produce, pur ammettendo durante la première al Festival del Cairo di non sapere proprio nulla sul balletto. La star britannica de Il paziente inglese riesce a stento a tenere a bada il suo solito contegno e si commuove all’idea di portare su grande schermo “una storia di libertà, sacrificio e ribellione”.

Com’è nato il progetto?
«Ho letto una sua biografia e mi ha incantato il tema della scelta, che lo ha portato alla defezione dalla Russia. Racconto chi fosse questo giovane prima che diventasse una leggenda, lo spirito libero e l’aperta ammissione della sua omosessualità».

Cosa ricorda della esperienza in Prime suspect di Helen Mirren?
«Mi ha cambiato la vita perché nonostante il piccolo ruolo, mi ha permesso di essere notato da Steven Spielberg per Schindler’s List». 

E delle riprese a Roma per Il paziente inglese?
«Le riprese a Cinecittà restano scolpite nella mia memoria… assieme alle cinque ore di trucco quotidiano a cui venivo sottoposto. Ad un certo punto ho iniziato a dormire durante la sessione di make up perché era diventata estenuante».

Che guida è stato Anthony Minghella?
«Secondo me è uno dei registi più bravi con gli attori perché collabora con tutti, un uomo gentile che parla sempre poco e a bassa voce, che sa ascoltare e che ormai considero un vero amico».

Ha nostalgia del teatro?
«Sempre, il training shakespeariano mi ha insegnato a fare più parti contemporaneamente e mi è stato utile per preparare un film mentre ne giravo un altro».

Per le nuove generazioni lei è il cattivo per eccellenza, l’antagonista di Harry Potter. Conosceva la storia?
«Non avevo letto neppure una pagina dei libri e ho subito rifiutato. Appena mia figlia l’ha saputo è impazzita, ha iniziato a urlare come una pazza e ho dovuto ripensarci. Merito anche della direttrice del casting, una donna persuasiva e appassionata che aveva il compito di sostituire la prima versione di Voldemort, quella realizzata con gli effetti speciali, con un attore in carne ed ossa». 

Come l’ha convinta?
«Mostrandomi le foto del look spaventoso che avevano ideato per il personaggio. Ero sconcertato dal grado di dettagli che J.K. Rowling avesse fornito nel processo e anche affascinato dalla lealtà dei lettori della saga, che sono esigenti, ma appassionati». 

Le ha fatto paura?
«Avevo solo paura di non rovinare un capolavoro con la mia performance». 

Non sembra uno che si scompone facilmente. Come regista è più ansioso che come attore?
«All’inizio avevo un livello d’ansia esagerato, solo di recente ho imparato l’arte di delegare e di affidarmi a chi ho intorno, ma che fatica».

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Martedì 18 Giugno 2019, 07:50
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