Paolo Villaggio, Antonio Albanese: "Mi disse 'Bolliscimi se muoio'. Intelligenza sublime"

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di Alvaro Moretti
È morto Villaggio. «Chi sentiamo?» I compagni di viaggio sono stati tanti. Baudo che gli ha fatto da levatrice in tv quando faceva Krantz, qualcuno del biancoenero dei giorni di Fracchia; quelli dei set di Cinecittà in cui nasceva il mito di Fantozzi, dopo l’incredibile successo letterario di volumi che hanno fatto ridere l’Italia.

Ho pensato, invece, che servisse un erede, più che un testimone. Meglio se erede e testimone: Antonio Albanese, creatore di maschere comiche taglienti e tenere. Prima ancora del ricordo personale dell’ultimo film a cui Villaggio ha prestato anima e corpo (“Tutto tutto, niente niente”, quello di Cetto Laqualunque), Albanese svela il tratto davvero unico. «Paolo era un’intelligenza sublime. Aveva il merito di questa intelligenza, di un’ironia alta. La sua è una figura gigantesca della cultura italiana, che lascia a noi tutti una maschera, la prima maschera italiana».

Albanese, lei ha condiviso con Paolo Villaggio le ultime esperienze cinematografiche: Questione di cuore della Archibugi e il suo Tutto Tutto, Niente Niente.
«Io avevo 11 anni quando uscì il Secondo Tragico di Fantozzi: mi sono nutrito, da ragazzo e da comico poi, di quel libro e poi film. Per capire quanto forte sia il suo umorismo devi leggere quei best seller: sto scrivendo un libro umoristico di cucina e quando mi capita di ridere rileggendo come ridevo leggendo Fantozzi, so che sono nel giusto».

Il suo incontro con Villaggio?
«Fortunatissimo: era il mio agente nel film della Archibugi e stargli a fianco era un dono. Poi volli osare di chiedergli di fare il presidente del consiglio per il mio flm su Cetto Laqualunque: un premier che zitto, mangia. Una maschera anche quella. Un tratteggio feroce del nostro Paese. Come ha sempre fatto».

La prima maschera nazionale, dopo le tante regionali della commedia dell'arte.
«Ironia alta, dirompente: nessuno come lui rompe il tabù negli anni del boom, prende un Paese che prova ad essere felice e lo descrive con ferocia ed ironia. Ma soprattutto, come ha detto Aldo Grasso, con modernità».

Sbagliato pensare che in alcune maschere di Albanese c'è un'eredità di Villaggio.
«In comune il disagio dell'individuo, ma soprattutto l'uso del corpo. Io bado molto a questo aspetto negli attori comici. Lui è stato sublime anche in questo. Gli dobbiamo gratitudine: ma si rende conto di quanto ci ha fatto ridere?»

Un uomo sorprendente.
«Sempre: invitato a casa sua per parlare di quello che è stato il suo ultimo film, mi trattò con grande garbo. Poi mi chiese una sola cosa: Antonio, faccio il film ma tu promettimi una cosa. Certo, gli faccio io. Se muoio durante le riprese, tu mi devi bollire»

Ahahaha. Ci strappa una risata ancora. 
«Voleva che lo bollissimi, capisce?»
Ultimo aggiornamento: Martedì 4 Luglio 2017, 11:30
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