Sogni (americani) a Palm Springs. Il regista Barbakow: «Ma I vitelloni, Leone e Sorrentino hanno cambiato il mio modo di vedere le cose»
di Michela Greco

Sogni (americani) a Palm Springs. Il regista Barbakow: «Ma I vitelloni, Leone e Sorrentino hanno cambiato il mio modo di vedere le cose»

ROMA – Un po’ di Il giorno della marmotta, un po’ di Il laureato, una dose di fantascienza, una di romanticismo e due di risate. Il film-fenomeno del Sundance Film Festival (gennaio 2020) e domenica 18 ottobre alla Festa del Cinema di Roma è Palm Springs, opera prima di Max Barbakow che, con una shakerata di generi dà vita a una divertente commedia esistenziale (al cinema da giovedì). Il meccanismo del racconto è il loop temporale: due sconosciuti (Andy Samberg e Cristin Milioti) si conoscono a un matrimonio, ma qualcosa va storto e sono condannati a rivivere in eterno lo stesso giorno.


Qual è stato lo spunto della storia?
«Dopo i 20 anni ho iniziato a vivere la stagione dei matrimoni, si sposavano tutti, mi sembrava di non vedere altro. I matrimoni erano diventati un’ossessione e quelli a Palm Springs praticamente un classico. Ho pensato che una storia come questa potesse funzionare come specchio per tutti, per chiedersi a che punto si è nella propria vita».


Perché un tale mix di generi e toni?
«È il modo in cui vedo il mondo. Amo i film che mi fanno ridere, pensare e piangere. Mi piace raccontare storie che fanno sentire con un piede nella fossa e con uno in cima alla collina».


Il film si svolge il 9 novembre, è il giorno in cui gli americani si sono svegliati con Trump come presidente...
«Sì, è stato pazzesco. La sceneggiatura è nata da un periodo di intensa confusione esistenziale e tristezza, questo ha sicuramente contribuito. Era come se tutti i valori con cui eravamo cresciuti fossero finiti fuori dalla finestra e fossimo piombati nel selvaggio west».


Il suo prossimo film si intitola Good, Bad & Undead... (Buono, brutto & non morto, NdR), che rapporto ha col cinema italiano?
«È un vampire fantasy visto attraverso la lente di Sergio Leone. Amo il cinema italiano, La grande bellezza ha avuto una grande influenza su di me e uno dei film che mi hanno davvero aperto la mente in termini di personaggi e di tono è I vitelloni. Sono contento di aver presentato il mio film a Roma anche per questo».


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Ultimo aggiornamento: Lunedì 19 Ottobre 2020, 11:31
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