Oliver Stone: «Hollywood è stato ucciso dal politically correct» ESCLUSIVA
di Alessandra De Tommasi

Oliver Stone: «Hollywood è stato ucciso dal politically correct» ESCLUSIVA

Oliver Stone non ama le mezze misure e non ha alcuna intenzione di andare in pensione. Il controverso regista lo ha reso noto al pubblico del Festival di Zurigo dove ha rivelato di essere attualmente impegnato nella stesura di un libro («uno che lasci il segno”, precisa).

A quando il prossimo film?
«Ancora non lo so, ma ho la certezza che l’ultimo che farò mi farà uscire di scena col botto, regalando gioia agli spettatori e orgoglio a me. Non vorrei mai uscire dalla sala pensando di aver fatto schifo».

Ogni suo lavoro però crea scompiglio, almeno in patria.
«Mio malgrado. Credo che sia in parte perché mi vedono come i personaggi. Io invece sono come il prete: mi metto nei loro panni, anche quando non mi piacciono».

Cosa ne pensa di Trump?
«È lo specchio di quello che siamo diventati oggi, un pericolo che minaccia chiunque, inclusa la Cina. Mi disgusta quello che dice sulla sicurezza nazionale. La gente vuole la pace negli Usa non viene rappresentata. Ma ci sono stati presidenti peggiori, come Bush».

È felice di come lo ha dipinto in “W”?
«Ha fatto più danni di Trump, destabilizzando il Medio Oriente con la guerra in Iraq di cui ancora paghiamo le conseguenze e con cui ha spinto l’Europa a militarizzarsi. E io l’ho raccontato in modo bidimensionale dimostrando come persino un idiota possa diventare presidente».

E Obama?
«Neppure lui è un Salvatore della patria, infatti non ha cambiato tanto rispetto a Bush».

Come vede oggi lo showbiz?
«Hollywood è finita. Prima i film erano sensazionali, ora no. C’è tanto politically correct che non puoi esprimere un’opinione e ti ritrovi lapidato sui social. Non ho grande stima dei grandi studi che cercano di controllarti come mi è successo per il sequel di Wall Street, per cui mi hanno chiamato perché ha insistito Michael Douglas. Solo per Alexander ho avuto un budget enorme, le altre volte ho faticato a trovare i soldi».

E la tecnologia?
«Quelli girati con iPhone sono per la maggior parte prodotti orribili, reality movie con pessimi attori che fingono palesemente di fare qualcosa».

Sa che si dice che Val Kilmer, che ha diretto in “The Doors”, l’ha chiamata «amichevole fascista»?
«Chissà quanto tempo fa lo ha detto...comunque pure io a fine riprese volevo ucciderlo, ora invece ridiamo delle nostre differenze».

Un eccesso di cui non si pente?
«La droga: ne ho presa tanta ai tempi di Scarface (di cui firmò la sceneggiatura, ndr) ma la cocaina mi ha sfasciato a tal punto il cervello che ho dovuto smettere per un po’ per permettere alle cellule celebrali di riformarsi. Non la consiglio, soprattutto a chi non la regge...».
Giovedì 10 Ottobre 2019, 08:29
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