Nicole Kidman: «Cambio faccia per diventare una detective in crisi»
di Alessandra De Tommasi

Nicole Kidman: «Cambio faccia per diventare una detective in crisi»

ROMA – Una, nessuna e centomila: Nicole Kidman in versione “mamma” ha moltissime sfumature e sembianze. E, in attesa di rivederla in tv al fianco in Big Little Lies con una suocera del calibro di Meryl Streep, ha presentato al Festival di Toronto due trasformazioni a dir poco portentose. Si è “imbruttita” nei panni della detective Erin Bell sull’orlo del baratro in Destroyer e si è imborghesita per Boy Erased, che la vede invece moglie del conservatore Russell Crowe, disposto a tutto pur di “riconvertire” il figlio gay all’eterosessualità. Questi progetti non hanno ancora una data d’uscita italiana, ma sono attesissimi al punto che per il primo si parla già di un’ipoteca sull’Oscar. Per inciso, anche nel prossimo Aquaman sarà una genitrice, la Regina Atlanna.
 

 


Rinunciare al suo aspetto per scomparire nel personaggio la disturba?
«Mi era già capitato in passato. In The Hours, vestita e truccata da Virginia Woolf per strada non mi riconosceva nessuno, inclusi i paparazzi, ed era liberatorio. Oltre che necessario: Erin è una sopravvissuta, cerca di rimanere a galla in situazioni estreme e non potrebbe essere più diversa da me. Mi ha fatto paura, quello sì.»

In che senso?
«Vivere nel suo corpo mi metteva a disagio ma finora mi sono sempre buttata nei progetti che mi facevano stare sulle spine e ha funzionato, quindi perché smettere? E poi ho sempre avuto un debole per i polizieschi con Al Pacino…»

Come si passa da una madre sbandata come lei al suo esatto opposto in Boy erased?
«Come essere umano credo che non ci sia forza più grande dell’amore e la forma più pura e incondizionata in cui io l’abbia sperimentata finora è quella della maternità. Poter portare delle nuove creature nel mondo è guidarle è il regalo migliore che la vita potesse farlo. Quindi se riesco in qualche modo ad incanalarlo nei miei film ne sono orgogliosa».

I ricatti emotivi dei genitori, però, sono i più pesanti.
«Se una sola famiglia avrà imparato ad accettarsi e appoggiarsi dopo esser uscita dal cinema allora il mio lavoro ha avuto un senso. Boy erased è una storia necessaria, oggi più che mai, in un clima di pregiudizio e intolleranza.»


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 3 Ottobre 2018, 09:58
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