Motherless Brooklyn, Edward Norton detective tra i segreti di New York
di Michela Greco

Motherless Brooklyn, Edward Norton detective tra i segreti di New York

«Avere la forza di un gigante è eccellente, ma usarla come un gigante è da tiranni». Sta in un verso di William Shakespeare la sintesi del teorema noir sul potere con cui Edward Norton, in veste di regista, produttore, sceneggiatore (con Jonathan Lethem, a partire da un suo romanzo) e soprattutto protagonista, apre la 14/a edizione della Festa del Cinema di Roma.

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Il suo Motherless Brooklyn – I segreti di una città (al cinema dal 7 novembre) trasferisce nella New York degli anni 50 le vicende che, sulla pagina scritta, erano ambientate nel 1999 e costruisce una sofisticata rapsodia jazz intorno alla missione di Lionel (Norton), detective a metà tra il freak e il geniale, dominato dai tic e dalle ossessioni della sindrome di Tourette, tendente al solitario ma capace di farsi amare dagli amici. Uno di questi è Frank (Bruce Willis), suo mentore nell’agenzia di investigazioni, che muore all’inizio della storia lasciandogli in eredità il caso su cui stava lavorando, e non solo.

Come in Chinatown di Polanski, l’indagine si ramifica tra vicende personali e pericolose questioni politiche cittadine (là dove il potere/gigante vince su tutto), muovendosi tra jazz club e battaglie per la difesa degli abitanti neri degli slum. Lionel trova nuove piste anche grazie all’attivista Laura (Gugu Mbatha-Raw) e ricompone pezzo dopo pezzo nella sua testa il puzzle della morte di Frank, mentre fa pace col suo personalissimo modo di stare al mondo. «Il mio Lionel – ha spiegato l’attore-regista alla stampa - rappresenta una sfida ma anche una variazione sul tema del freak e dell’incompreso. Nel corso della mia carriera ho interpretato diversi personaggi estremi, problematici, ma questa è la prima volta che mi avvicino a un personaggio con un disagio reale, una sindrome. In questi casi bisogna essere rispettosi, prendersi il tempo per studiare e incontrare persone che la malattia ce l’hanno davvero. La sindrome di Tourette si manifesta in modi personali, con sintomi molto diversi: io ho costruito un mix».

In Motherless Brooklyn ci sono tutti i chiaroscuri del noir classico immersi in una dimensione fortemente musicale (c’è anche un brano di Thom Yorke) e ancor di più politica. «Coloro che credono nella democrazia hanno investito nell’idea che il popolo debba avere il potere, ma c’è sempre una minaccia in senso opposto. In molti paesi e momenti abbiamo assistito all’innamoramento della società per personaggi potenti e oscuri: dobbiamo restare all’erta», ha detto Norton, che ha poi fatto un commento sull’ormai annosa polemica Netflix, dopo che, con una battuta, sembrava essersi schierato contro Spielberg. «Steven è un amico e un mentore, ho solo detto che ho trovato fantastico il modo in cui Netflix ha gestito il film Roma e che non credo rovini il cinema. Anni fa si diceva che la tv avrebbe ucciso il cinema, ora si dice che sarà lo streaming a farlo, ma non accadrà».
Venerdì 18 Ottobre 2019, 06:40
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