«L'amica geniale», al Lido di Venezia scoppia la Ferrante fever
di Titta Fiore

«L'amica geniale», al Lido di Venezia scoppia la Ferrante fever

VENEZIA - «Quello che fai tu faccio pure io». Giù una bambola, ingoiata dal buio della cantina. Giù l'altra bambola: «Quello che fai tu, faccio pure io». Eccole, Lina e Lenù, le amiche geniali di «The Neapolitan Novels», così come appaiono nel trailer diffuso dalla Rai e come si sono viste ieri sera nelle primissime proiezioni accolte alla Mostra con molti applausi. Eccole, le due bambine che danno il volto alle protagoniste della serie tratta dal bestseller mondiale di Elena Ferrante (edito da e/o), trenta milioni di copie vendute nel mondo e fan eccellenti come Hillary Clinton, Jane Campion e Nicole Kidman. Elisa Del Genio, la biondina che interpreta Elena, e Ludovica Nasti, che ha lo sguardo acceso e la determinazione di Lila, sono arrivate ieri, sotto una pioggia torrenziale, con i genitori e con il regista Saverio Costanzo, accompagnato dalla fidanzata Alba Rorhwacher (sua la voce fuoricampo che fa da filo conduttore del racconto). Oggi il debutto attesissimo delle prime due puntate, in platea un parterre de roi con tanti ospiti, personalità istituzionali (a partire dal governatore della Campania, Vincenzo De Luca, e dal sindaco Luigi De Magistris) e personaggi del mondo dello spettacolo (con tanto di galà finale al Circolo del golf e pizza creata per l'occasione da Enzo Coccia). Prodotta dall'americana Hbo con Wildside, Rai. TimVision e Fandango e con Paolo Sorrentino nei panni di produttore esecutivo, la serie è il vero evento della Mostra, posta non caso nel giorno clou del cartellone. «La sfida più grande di questa avventura in quattro stagioni e 32 capitoli» aveva detto Costanzo al «New York Times» alla vigilia delle riprese, «sarà riuscire a rendere le emozioni del libro in modo cinematografico».
 
Certo, l'impegno produttivo è stato enorme, e un set grande come il Rione Luzzatti, snodo centrale di tutta la narrazione, è stato ricostruito in un capannone alle porte di Caserta per garantire la giusta ambientazione nella Napoli degli anni Cinquanta. Periferia operaia, architettura razionalista, il grigio delle palazzine (ben quattordici, non solo di facciata), 5 set di interni, una chiesa, un tunnel scuro come un antro e attraente come una promessa. Cosa c'è, per Lila e Lenù e i loro compagni del Rione, oltre quella galleria lunga e nera? C'è il mare che bagna un pezzo sconosciuto di città, ci sono i negozi, le luci, le ragazze ben vestite e i loro accompagnatori con cui fare a botte. Ci sono le auto d'epoca fatte arrivare da tutta Italia e gli autobus pittati di verde che ancora passavano per piazza del Plebiscito, ci sono i negozi in Galleria con le insegne decò di sessant'anni fa e al porto il vaporetto fumante per Ischia. Già i numeri danno il senso di un'operazione «monstre», mai fatta prima d'ora: il casting è durato otto mesi, novemila i provini che hanno riguardato i bambini e cinquecento gli adulti, ventimila i metri quadrati di set e 1500 i costumi tra realizzazioni originali e di repertorio.

A interpretare Elena e Lila adolescenti sono Margherita Mazzucco e Gaia Girace, il compianto Antonio Pennarella è l'orco don Achille. Ancora non si sa quali attrici daranno il volto e la voce alle due protagoniste una volta diventate donne, mogli e madri, quando la ribellione avrà lasciato il posto al compromesso, le angosce del presente avranno consumato l'allegria nel ricordo. «Iamme», andiamo, si dicono però le due bambine per farsi coraggio e attraversare il tunnel. Nella Mostra che rifiuta a ragione le quote rosa, ma che ha disseminato il programma di film sulle donne e con le donne, l'anteprima di «The Neapolitan Novels» (che si vedrà su Raiuno alla fine di ottobre, recitata in napoletano e sottotitolata, come nel resto del mondo) è quasi un manifesto, per molti versi è anche un inno al coraggio, alla volontà e all'energia femminile cocciuta e irredimibile.
Ultimo aggiornamento: 19:39 © RIPRODUZIONE RISERVATA