Un'avventura, commedia musicale sulle canzoni di Mogol-Battisti: «Un film vero come la vita, avrà successo»

di Paolo Travisi
Un amore tormentato, forte e fragile allo stesso tempo, raccontato con le canzoni di Battisti e Mogol, che scandiscono la relazione sentimentale tra Matteo, Michele Riondino, e Francesca, Laura Chiatti nella commedia romantica musicale Un’avventura di Marco Danieli.

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Il film, sviluppato (da Isabella Aguilar) su alcune delle pietre miliari della canzone italiana, racconta un arco temporale di 15 anni, tra la Puglia e Roma dove si muovono i due protagonisti alla ricerca di un lavoro, dei propri sogni e di un amore vero. A fare da collante tra le varie sequenze di “Un’avventura” quelle canzoni che ormai fanno parte della tradizione e cultura italiana, integrate in modo funzionale ai pe​rsonaggi ed alla drammaturgia e non dunque semplici parentesi da jukebox. 

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Presente alla conferenza stampa di presentazione del film (in uscita il 14 febbraio con Lucky Red) anche Mogol, che ha fornito al regista, alcuni spunti di riflessione sulle canzoni usate nella pellicola (tra cui Io vivrò, Non è Francesca, Uno in più). “Ho visto il film e sono rimasto piacevolmente sorpreso, perché è un film vivo, c’è la stessa differenza tra la pasta scotta e al dente, la prima è immangiabile, la secondo è buona, la stessa distanza tra marketing e vita. Qui non c’è marketing. Ho visto questa identità tra il film e la vita, che spesso (come accade ai personaggi) ti dà le botte, è imprevedibile ma è il più bel regalo che si possa ricevere. Penso che avrà successo”.

Per Riondino, che in “Un’avventura” si divide tra l’amore travolgente per la donna della sua vita, e Linda (Valeria Bilello) che conosce nell’agenzia pubblicitaria dove compone musica “in questa storia c’è il contributo delle storie di Mogol e Battisti, quindi tutto il materiale necessario per raccontare una storia d’amore vera che deve passare anche sui cadaveri di altre storie precedenti. Non è la solita commedia romantica sdolcinata e con lieto fine, ma passa attraverso quelle canzoni.

Per Laura Chiatti, poter cantare è un sogno che si realizza: “ho sempre amato cantare, ma non ho mai potuto esternare questa mia passione, perché il musical in Italia si fa solo a teatro ed io essendo paurosa penso di non poter affrontare quel tipo di impatto. I pezzi musicali non sono  visionari, ma realistici ed inseriti nella storia. Fare questo film poteva essere una trappola, ma noi lo abbiamo affrontato con molto pudore e senza presunzione, quindi sono molto soddisfatta del risultato”.

Inevitabile chiedere a Mogol cosa ne avrebbe pensato Battisti. “Non posso dire che cosa avrebbe detto, ma posso basarmi sull’uomo che ho conosciuto, lui era un artista avanti, passava la vita ad ascoltare, analizzare anche il contributo degli altri artisti. Io sono stato il suo più grande ammiratore e lui dei miei testi”. Anche per il regista Marco Danieli far parte del progetto è stata una sfida. “Ho aderito a questo film bizzarro prima di tutto perché c’erano le canzoni di Battisti-Mogol, il vero imprinting musicale per molti di noi, c’è voluto un po’ di pudore, ma grazie alle chiacchiere con Mogol abbiamo approfondito alcuni aspetti.

Le canzoni (arrangiate da Pivio e Aldo De Scalzi) comunque portano la drammaturgia nel film, anche se in alcuni brani abbiamo fatto un adattamento alla storia, in altri casi abbiamo analizzato i brani per trovare dei sotto testi”. In un film musicale non possono mancare anche le coreografie, che muovono i protagonisti in alcune sequenze, affidate all’esperienza internazionale di Luca Tommassini, che scherza sulle qualità di Laura Chiatti. “Il vero dramma è stato con lei, perché non è convinta di saper ballare, infatti l’ho fatta provare anche a Ferragosto”.

Per quanto riguarda questo genere poco praticato nel cinema italiani sottolinea “io spingerei un po’ di più sul lato musical, ma ultimamente ho lavorato in alcuni film italiani. Un’avventura lo abbiamo trattato come un film americano, con 50 ballerini professionisti ed un cast importante”. Aggiunge Riondino. “Fare il musical non è nelle mie corde e non è un genere che prediligo, ma è stato molto formativo, perché ti fa capire quanto la recitazione sia una salvezza quando pratichi altre discipline”.
Mercoledì 13 Febbraio 2019, 16:01
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