“Modalità aereo”, Brizzi racconta il potere dei social e l'importanza dell'amicizia: «Mi hanno raccolto in un momento difficile»

di Paolo Travisi
Fausto Brizzi torna al cinema con la regia di una nuova commedia “Modalità aereo (dal 21 febbraio). «In realtà ho sempre continuato a lavorare», racconta con pacatezza il regista romano alla conferenza stampa del film, nella sua prima uscita pubblica dopo il caso di presunti abusi sessuali sollevato da un servizio de Le Iene, e che la Procura di Roma ha archiviato. “Il penultimo film Poveri ma ricchissimi è andato molto bene, inoltre ho scritto la sceneggiatura della reunion De Sica-Boldi, ero meno visibile del solito perché stavo scrivendo” sottolinea Brizzi, rispondendo alle domande che inevitabilmente riguardano la sua sfera personale. 

In Modalità aereo, il regista, racconta la storia di un imprenditore di successo, Paolo Ruffini, che perde il telefono nella toilette dell’aeroporto di Fiumicino, e due addetti alle pulizie, Lillo e Dino Abbrescia, appena licenziati (da lui), ritrovano per caso il device e decidono di usarlo per distruggere la sua immagina pubblica e la sua vita privata. Come? Scrivendo tweets contro chiunque usando il suo account. In poche ore viene attaccato dalla stampa, scaricato dalla sua azienda, rimanendo solo in balia degli eventi. Solo i suoi nemici-amici, Lillo e Abbrescia, decideranno di aiutarlo a patto di non essere denunciati per la bravata.

I richiami autobiografici, con la storia di Fausto Brizzi ci sono ed il film, con garbo ed ironia, invita lo spettatore a riflettere sul potere distruttivo degli smartphone, e dei social in particolare, i cui messaggi, ormai rimbalzano costantemente sui media.

«Dai tempi di Notte prima degli esami, ho quasi sempre fatto film autobiografici. E quest’anno mi sembrava giusto, che il film avesse un’eco in tal senso. Non è un caso che parli di un gruppo di amici che ti raccoglie quando si vive un momento di difficoltà. Quando Paolo Ruffini, mi ha raccontato il soggetto, mi sembrava una perfetta fiaba disneyana, così abbiamo scritto insieme il film sul tema del telefono rubato», aggiunge Brizzi.

Per Ruffini «in un momento storico come adesso, quello che abbiamo in tasca è la protesi di noi stessi. Ma sui social, avverto una rabbia strusciante, dietro qualsiasi cosa. Pensiamo a quel che è successo a Sanremo, dove anche una cosa leggera come una canzone può diventare un disastro. Oggi si gode se l’altro viene distrutto, mentre invece in questo film c’è una gentilezza, che in giro non esiste più. Se spegni il telefoni, ti accorgi di altro, delle nuvole, ai concerti per esempio ci sono pochi applausi perché non hai l’altra mano. Se, quando sono a teatro vedo facce illuminate mi sento in colpa, perché significa che quella persona si sta annoiando. Uno dei temi del film è la resilienza, la capacità di resistere agli ostacoli e rinascere».

Ed a proposito di autobiografia, nel film il personaggio di Lillo recita una battuta chiave del film in cui si dice che le notizie anche se non sono verificate, bisogna darle, è la cosa più importante. “E’ vero” risponde Brizzi, che però ci tiene a precisare “ma non sono tutti così, dipende dai giornalisti, però i media sono molto pericolosi in questo momento e un tweet può rovinare la vita di una persona”. Aggiunge Luca Barbareschi, che ha prodotto il film “chi sta in rete, deve avere nome e cognome perché può essere querelato, non ci si può nascondere dietro una finta identità, perché se quel tweet finisce su un giornale assume un’importanza enorme”.

Sul tema interviene anche Lillo. «“Si sono persi l’ironia ed il sarcasmo, perché se non metti mille faccine su una chat o sui social vieni massacrato e quindi ci stiamo censurando da soli».

Fondamentale per lo sviluppo del protagonista, che da cattivo manager diventerà un uomo equilibrato e generoso, è l’amicizia. «Quest’anno il cerchio della fiducia è sceso in campo e di questo cerchio di cui fanno parte alcuni degli attori del film. La scelta dell’amicizia non è casuale, quando io faccio i film mi sento sempre uno sceneggiatore in prestito e fare un film sia davvero una vacanza. Devo fare una gita con gli amici in un film».

Con Modalità aereo, che per stessa ammissione di Brizzi, s’ispira a quel cult di John Landis Una poltrona per due, «spero che la gente vada a vederlo e stacchi il telefono prima di mangiare insieme, perché tutte le cose belle che ci capitano, accadono quando siamo in modalità aereo».

 
Lunedì 11 Febbraio 2019, 14:50
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