Michela Cescon: «Occhi blu, la mia opera prima, per creare nel cinema e nel teatro ruoli inediti per le donne»
di Michela Greco

Michela Cescon: «Occhi blu, la mia opera prima, per creare nel cinema e nel teatro ruoli inediti per le donne»

Garrone, Giordana, Battiato, Bellocchio, il rigore del teatro con Ronconi e la tv pop con Braccialetti rossi. Dopo tanto teatro e cinema d'autore Michela Cescon debutta come regista a 50 anni.

 

"Quello dell'attrice è un lavoro per me, oggi, limitante, anche perché i ruoli che arrivano sono sempre più deboli. Certo, se mi arriva un progetto che mi piace accetto subito, ma ora sono concentrata sulla mia nuova avventura", dice mentre si racconta a poche ore dal debutto in sala (domani) del suo Occhi blu, per cui ha costruito su Valeria Golino un inedito personaggio femminile.

 

Ha esordito con un film di genere, le stava stretto il cinema d'autore?

L'ho voluto e scelto per tanti anni, un po' per i miei inizi in teatro, un po' per il mio incontro con Matteo Garrone, un po' perché trovavo più interessanti quelle proposte. Dovevo andare in quella direzione, ma dentro sono una motociclista che fugge, come la protagonista di Occhi blu.

 

Nel 2004 il suo ruolo da protagonista in Primo amore di Garrone fu un punto di svolta. Oggi come pensa a quel momento?

Avevo 30 anni, ero una giovane attrice, non avevo figli ed ero disposta ad affrontare prove forti come quella, durata sei settimane in cui passai dai 60 ai 43 chili. Ci arrivai grazie a Nico Garrone, il papà di Matteo che era critico teatrale: venne a teatro e mi vide fare cose estreme, cose che ferivano. Dopo quell'esperienza ho avuto voglia di cose meno forti, poi ho fatto tre figli.

 

Che rapporto ha con la notorietà? La riconoscono spesso per strada? Ne è felice?

Quando feci Primo amore scoprii con sorpresa che questo aspetto mi infastidiva. Dopo la prima stagione di Braccialetti rossi mi sono dovuta tagliare i capelli corti... So che il rapporto col pubblico è importante, ma mi piacerebbe che fosse solo quello che si instaura quando mi vedono sullo schermo.

 

Produce a teatro, ha diretto un film e ora dirige Anna Foglietta e Paola Minaccioni a teatro...

Anna e Paola sono due donne straordinarie e due bravissime attrici e anche loro, come me, tentano di uscire dai ruoli prestabiliti, perciò le ho messe dentro costumi del '700, come se dovessero recitare con una maschera. Ho nascosto i personaggi Minaccioni e Foglietta per far emergere le attrici.

 

C'è una sorellanza creativa in azione, si è sbloccato qualcosa?

Sì, ma ci siamo sbloccate soprattutto noi. Non è facile, ma ora sappiamo che possiamo farcela. La rabbia di genere la sento tanto perché nel mio percorso ho sentito l'impossibilità di fare delle cose in quanto donna. Fare la regista è anche un modo per mettermi in prima linea e lottare.


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 7 Luglio 2021, 08:38
© RIPRODUZIONE RISERVATA