Michael Douglas: «Cinquant'anni fa in tv il mio debutto col botto... in auto»
di Alessandra De Tommasi

Michael Douglas: «Cinquant'anni fa in tv il mio debutto col botto... in auto»

MONTECARLO – Tra una battuta e l’altra Michael Douglas si commuove. Il Premio Oscar, ospite del Festival della TV di Monte-Carlo che gli ha appena conferito la Ninfa di cristallo alla carriera, fa una pausa per riprendere fiato quando ricorda Karl Malden e gli esordi nella serie Le strade di San Francisco. A mezzo secolo esatto da quel debutto sul piccolo schermo, è da poco tornato alla serialità per Netflix con Il metodo Kominsky, dove interpreta una vecchia gloria della recitazione pronta a reinventarsi come insegnante.

Il primo giorno di riprese com’è andato?
«Mi stavano già per licenziare. Karl mi aveva dato istruzioni ben precise: avrei guidato la macchina della polizia e poi avrei dovuto accostare per farlo salire a bordo. Una cosa semplice, insomma, ma ho dato troppo gas e ho preso male una curva in altura finendo per aria e sbattendo al suolo ripetutamente. Non ci siamo ribaltati per miracolo».

L’hanno licenziata?
«No, Karl è scappato via, urlando: “Non te l’ha detto nessuno che sui set si guida per finta?”. Quando è tornato mi ha detto: “Sono dovuto andare in camerino a cambiarmi la biancheria intima”».

La mossa più ardita della sua carriera?
«Usare il successo di quei quattro anni in tv per buttarmi subito nella produzione di un film, Qualcuno volò sul nido del cuculo. Avevo tutti contro, ma non ho mollato, sono uno che ama il rischio».

Lei è figlio di Kirk Douglas, cosa mai sarebbe potuto andare storto?
«All’epoca piccolo e grande schermo viaggiavano su binari paralleli. Al cinema dovevi pagare per andarci, la tv la vedevi gratis. E comunque la storia del “figlio d’arte” può essere un boomerang: se sei cresciuto con un’icona, i tuoi sogni in famiglia li ha già realizzati qualcuno prima di te».

E sua moglie, Catherine Zeta-Jones?
«Lei è indescrivibile, quindi non ci provo neppure».

Cosa si sente ripetere più spesso per strada?
«Grazie a te sono entrato nel mondo della finanza”. E io: “In Wall Street non mi è andata così bene, sono finito in galera”. E loro: “Chi se ne frega, lui è cool”».

Una lezione imparata sul campo?
«Di quelli più bravi di te non devi aver paura, ma guardarli con ammirazione per migliorare».

C’è qualcosa che oggi la rattrista?
«Le ingiustizie, le disparità di risorse e… Trump, sempre più fuori controllo».

Quasi dieci anni fa ha sconfitto il cancro. Le capita mai di ripensarci?
«Certo e in un certo senso lo considero un modo per mettere le cose in prospettiva e dar loro il giusto valore. Pensavo che stavolta non ce l’avrei fatta ma sapere che mi aspettava Soderbergh per Dietro i candelabri mi ha aiutato a reagire e ce l’ho fatta».
Venerdì 21 Giugno 2019, 07:10
© RIPRODUZIONE RISERVATA