Marcello Fonte in Sembravano applausi: «Il lavoro degli attori è complicarsi la vita»
di Michela Greco

Marcello Fonte in Sembravano applausi: «Il lavoro degli attori è complicarsi la vita»

Sembravano applausi quelle gocce di pioggia sul tetto di lamiera della baracca in cui viveva da bambino. Erano applausi veri quelli che Marcello Fonte, uomo semplice, dolce e bizzarro, ha raccolto a Cannes l'anno scorso nel ricevere la Palma d'oro come Miglior attore per Dogman di Matteo Garrone. Sembravano applausi oggi è il titolo del documentario con cui Maria Tilli ha ripercorso poeticamente la parabola di questo artigiano della recitazione, dallo stanzino in cui viveva, arrangiandosi, nel Nuovo Cinema Palazzo, alla Croisette, fino al ritorno dalla mamma, nel paesino della Calabria da cui proviene.

Ha appena avuto anche una nomination ai David di Donatello. Che effetto le fa?
«Mi ero dimenticato che ci fossero altri premi in questa stagione! E non mi aspettavo questa candidatura, anche perché in Italia a volte non si viene apprezzati come all'estero».
Nel documentario si vedono anche i momenti in cui Matteo Garrone la mette in difficoltà sul set...
«Sono le parti più belle. Il lavoro degli attori è complicarsi la vita, cercare continuamente».
Lei è romano d'adozione, quali sono i suoi luoghi del cuore?
«Roma è tutta bella, di questa città amo pure i sorci. All'estero si paga per tutto, qui ogni angolo è bello ed è tutto gratis. San Lorenzo, poi, è un quartiere che amo, con la sua dimensione strana tra partenze e arrivi, tra Termini e il Verano».
Vive ancora al Cinema Palazzo?
«Mi sto per trasferire, ma è un luogo che sostengo e continuerò a sostenere».
Nel documentario dice che la povertà non è triste.
«Lo penso davvero, quando sei povero puoi capire e valorizzare il poco che hai. Con papà, in baracca, facevamo pranzi per 12 persone con un cucinino da campeggio e si rideva un sacco».
Ha mai paura che il successo la cambi?
«No, perché anche prima, quando lavoravo dietro a un bancone, avevo una mia fama, nel mio quartiere mi conoscevano tutti».
Tra poco usciranno due film cui ha partecipato...
«Sì, in Vivere di Francesca Archibugi, sono un perito industriale solitario, e Via dall'Aspromonte di Mimmo Calopresti, in cui interpreto un poeta che invita i suoi paesani a mettersi in gioco».

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Ultimo aggiornamento: 09:20 © RIPRODUZIONE RISERVATA