Addio a Lina Wertmuller, la regista italiana da Oscar: aveva 93 anni
di Michela Greco

Addio a Lina Wertmuller, la regista italiana da Oscar: aveva 93 anni

Correva l’anno 1976 quando Lina Wertmüller apriva una porta fino ad allora rimasta chiusa grazie alla nomination agli Oscar nella categoria Miglior Regia - per la prima volta conquistata da una donna - per il suo Pasqualino Settebellezze. Autrice di oltre trenta film come regista e come sceneggiatrice, la regista romana è morta ieri all’età di 93 anni dopo aver lasciato una traccia indelebile nella storia del cinema - non solo italiano - con i suoi traguardi e il suo sguardo unico. Una personalità forte, uno stile inconfondibile - dietro la macchina da presa e nella vita - che ha saputo farsi amare e apprezzare in tutto il mondo a partire, appunto, dagli Academy Awards, che 45 anni fa candidarono il suo Seven Beauties in 4 categorie (oltre alla regia, anche miglior sceneggiatura originale, miglior film in lingua straniera e miglior attore protagonista, Giancarlo Giannini) e nel 2019 le hanno attribuito l’Oscar onorario. «Bisogna cambiare il nome a questa statuetta, chiamiamolo con un nome femminile, Anna», disse allora nell’accettare il premio, lei che rifuggiva dalle convenzioni e faceva dell’ironia uno dei suoi strumenti più potenti. 


Nel corso della sua carriera, dai primi anni 60 con l’esordio I basilischi fino al 2014, ha portato sullo schermo un linguaggio innovativo, graffiante, fuori dagli schemi, fortemente agganciato ai cambiamenti sociali in cui era immersa. A metà degli anni 60 firmò per la tv Il giornalino di Gian Burrasca con Rita Pavone, poi tanti film per il cinema - dai titoli interminabili - che fotografavano l’Italia con disincanto. Da Mimì metallurgico ferito nell’onore (che andò in concorso a Cannes), dove Giancarlo Giannini e Mariangela Melato mettono in scena la lotta operaia e gli stereotipi sul Nord e il Sud Italia, all’indimenticabile Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto, in cui la stessa coppia di attori, in un sublime duetto, mette in gioco lotta di classe ed erotismo.

Sono due dei film più celebri di Lina Wertmüller che, nata a Roma in una famiglia di origini aristocratiche, si era avvicinata allo spettacolo iscrivendosi, a soli 17 anni, all’accademia teatrale di Pietro Sharoff e poi era cresciuta sotto lo sguardo attento di Fellini (lavorò sul set di 8 e 1/2 e di Garinei e Giovannini. «Ho sempre avuto un carattere forte, fin da piccola. Sono stata addirittura cacciata da 11 scuole e sul set ho sempre comandato io», raccontava la regista, la cui camera ardente sarà allestita in Campidoglio.


Ultimo aggiornamento: Venerdì 10 Dicembre 2021, 06:10
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