Lee, da Squid Game a una spy-story: «Io e la politica al tempo delle fake news»

Lee, da Squid Game a una spy-story: «Io e la politica al tempo delle fake news»

di Alessanda De Tommasi

Sguardo dolce, piglio deciso e modi impeccabili: Lee Jung-Jae ha già conquistato il mondo come protagonista della serie di Netflix “Squid Game”. Il titolo sudcoreano unisce distopia, dissenso politico e resistenza come una sorta di allegoria in stile “Hunger Games” e si appresta a tornare con una seconda stagione tra la fine del 2023 e l’inizio del 2024. Nel frattempo al Festival di Cannes il 49enne artista di Seul debutta alla regia con una spy story, “Hunt”, che lo vede al centro di una cospirazione nei panni di Park Pyong-ho, capo unità dell’agenzia governativa KCIA.


La politica è al centro di “Squid game” ma anche di “Hunt”. È un suo pallino?
«M’interessa molto capire come le ideologie collidano tra loro, nell’epoca delle fake news, capaci di fare alla gente il lavaggio del cervello. Ecco perché mi piace esplorare temi come l’ingiustizia sociale e lo sbilanciamento del potere».


Sta per arrivare un “ma”?
«Ma le opere di finzione sono soprattutto intrattenimento e offrono gli eroi di cui il mondo oggi ha bisogno. Attraverso l’evasione, però, si riescono a veicolare valori importanti. Prendi “Squid Game”: tra una sfida e l’altra parla di grandi messaggi».


Cosa si aspetta dalla stagione 2?
«Alzeremo ancora di più il tiro e la trama continuerà a portare agli estremi temi legati alla realtà per denunciare ancora una volta le disparità nel mondo».


Perché la regia proprio ora?
«Volevo realizzare un progetto dall’inizio alla fine, usando il mio stile e la mia voce in modo originale e parlare di come siamo tutti interconnessi, nonostante le differenze».


Come se la caverebbe in simili scenari di sopravvivenza?
«Dovrei tirare fuori un coraggio che spero di avere, ma soprattutto vorrei aver bene in mente il confine tra giusto e sbagliato, per non arrivare a pensare che il fine giustifichi sempre i mezzi. Tutti viviamo momenti bui, di difficoltà ma la ricerca della felicità passa attraverso varie modalità. Per me vuol dire abbracciare e conoscere i valori degli altri».


Ha girato il film durante il Covid-19. Com’è andata?
«Avevo previsto riprese a Tokyo e in Thailandia, oltre che Washington ma ho dovuto girare tutto in Corea del Sud. Però la standing ovation a Cannes ha ripagato ogni sforzo, dubbio e ostacolo».


Ultimo aggiornamento: Martedì 31 Maggio 2022, 07:39
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