Laura Chiatti: «Ho sognato di cantare fin da piccola. Questo film è davvero "Un’avventura"»

di Michela Greco
Non è Francesca diventa il ritmo di un tango e Dieci ragazze per me una canzone che scatena i balli in discoteca in Un’avventura, il musical che il regista Marco Danieli (La ragazza del mondo) ha realizzato a partire dalle canzoni di Lucio Battisti. 

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Un’operazione ambiziosa che, con la consulenza artistica di Mogol e le coreografie di Luca Tommassini, trasforma 10 brani del grande cantante (i cui diritti sono stati per anni inaccessibili, per questioni legali, al mondo del cinema e non solo) nel racconto di una travagliatissima storia d’amore di cui sono protagonisti Matteo (Michele Riondino) e Francesca (Laura Chiatti). Al cinema da oggi, non a caso nel giorno di San Valentino, Un’avventura è la grande occasione per l’attrice umbra di Io, loro e Lara di esprimere la sua vocazione per il canto, coltivata fin da bambina.
Cosa ha pensato quando le hanno chiesto di partecipare a un musical al ritmo delle canzoni di Battisti?
«Fin da subito è stata una proposta incredibilmente attraente. Amo cantare da sempre e pensavo che non avrei mai avuto la possibilità di portare questa passione, in modo così forte, nel lavoro di attrice. In Italia il musical si fa solo a teatro e lì non avrei il coraggio di esibirmi. Nel cinema i riferimenti sono film come La La Land e Chicago, quanto basta per farti sentire in trappola, e qui bisognava anche ballare, ma io non mi sento affatto portata per la danza».
 
 

Cosa ha significato per la sua storia personale la musica di Lucio Battisti?
«Ho iniziato a studiare canto quando avevo 10 anni e la mia insegnante mi faceva imparare i testi di autori degli anni ’70 come Tenco, Gaetano e De Andrè. Quando li studiavo li trovavo bellissimi ma pesantucci per una bambina, quindi cercavo i testi di Battisti, Mina, Patty Pravo, che invece raccontavano l’antologia dei sentimenti. Ho un ricordo molto bello di me che cantavo Emozioni, tra le mie preferite, senza però riuscire mai a cantarla in pubblico. La tenevo dentro casa».
Il suo personaggio è libero, emancipato, soprattutto per quell’epoca in cui il maschilismo era imperante. Quanto si sente vicina a lei?
«Mi sento simile a Francesca nella misura in cui sono una donna schietta, che non ama stare dentro certi schemi, anzi a volte mi metto nei guai perché dico ciò che penso. Francesca è una donna che si ribella all’omologazione. Io sono meno ambiziosa ma siamo molto vicine». 
Perché questo timore del teatro?
«L’ho sempre visto come qualcosa di impegnativo, che non ti permette di sbagliare. Mio marito lo ama tantissimo e mi esorta a provarci, ma a me devasta il pensiero che quando mi trovo sul palcoscenico non ho la possibilità di tirarmi indietro. In un film, invece, si può sbagliare e ripetere la scena».
Ha progetti con suo marito Marco Bocci?
«Avevamo in ballo il suo film da regista, che uscirà il prossimo anno, ma alla fine non ho potuto partecipare. Ci sarà un’altra occasione».
 

Giovedì 14 Febbraio 2019, 08:41
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