Saviano a Berlino: «La paranza dei bambini, tra violenza e gioco»
di Ilaria Ravarino

Saviano a Berlino: «La paranza dei bambini, tra violenza e gioco»

“Ma Saviano, prima, era un mafioso? E allora come ha fatto a conoscere i mafiosi?”. Ieri a Berlino si respirava una certa confusa aspettativa, tra i giornalisti stranieri, per l’arrivo di Roberto Saviano alla Berlinale. Diventato (bel) film nelle sapienti mani di Claudio Giovannesi, già autore di Fiore e di alcuni episodi della Gomorra tv, il suo romanzo La paranza dei bambini, titolo internazionale Piranhas nel programma del concorso, ha riportato nella capitale tedesca il tema della criminalità organizzata e dei suoi effetti sulla parte più fragile della popolazione: i bambini. E lo ha fatto alla maniera di Saviano, cioè lucidamente, direttamente, mostrando col solo filtro della fiction la realtà dei minorenni nella Napoli del pizzo e dei rioni. “La camorra sta peggiorando. È tornata a chiedere il pizzo ovunque, le organizzazioni si stanno riprendendo i territori. Ed è una responsabilità europea - ha tuonato Saviano - Noi viviamo in un paese in cui il sud è scollegato da qualsiasi progettualità, e l’immigrazione è l’unica risposta che le nuove generazioni riescono ad avere”. Nel film, in sala da oggi e recitato da attori non protagonisti, “i bambini criminali, i cosiddetti paranzini, hanno la percezione che la camorra sia l’unica struttura che crede in loro. La loro aspettativa di vita è tornata al medioevo: il fatto che si muoia ventenni è considerato nell’ordine naturale delle cose”. Per Giovannesi, che del film ha curato anche copione e colonna sonora, “l’importante era non fare una specie di Gomorra junior. Non volevo replicare un modello già esistente, che so come funziona. Abbiamo voluto fare un film sull’adolescenza in relazione a una scelta criminale. Cosa succede a un ragazzino quando compie un atto irreversibile? La sua vita come viene compromessa? Non volevo fare un film su Napoli, né un film sociologico o di denuncia”.  L’ispirazione, allora, più che rivolgersi al “genere” di camorra va nella direzione di un film come “Germania Anno Zero: l’immagine del bimbo che gioca con le macerie è quella che mi ha guidato nella storia, seguendo il doppio binario del gioco e della guerra”. Intento  nobile, e ben realizzato, che nella “bolla”del festival ha finito forse per passare in secondo piano, scavalcato dalla potenza mediatica di due pesi massimi: Salvini e Saviano. “Salvini? È l’unico politico occidentale che indossa continuamente la divisa della polizia”, ha detto lo scrittore in conferenza, aggiungendo una frecciatina sulla questione scorta: “Voglio ricordare che la protezione non è un privilegio, è un dramma. Non è più un territorio semplice, questo, per chi scrive”.  
Mercoledì 13 Febbraio 2019, 07:15
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