Keira Knightley è Colette: «Io, lady ribelle per difendere le donne»
di Alessandra De Tommasi

Keira Knightley è Colette: «Io, lady ribelle per difendere le donne»

Keira Knightley sembra nata con un corsetto addosso. E non solo per la fisicità che rimanda ai secoli andati: quell’espressione sempre un po’ annoiata da lady ribelle le è stata cucita addosso anche da Hollywood e così si ritrova in questi giorni al cinema nel biopic Colette. È la storia vera della critica teatrale, star della Belle Epoque parigina che scandalizzò la società dell’epoca con i suoi romanzi sulla libertina Claudine. Solo quando si prenderà quello che è suo di diritto e che il marito le ha astutamente portato via, potrà sentirsi davvero libera. In effetti, come ha raccontato al Toronto Film Festival, anche questa 33enne inglese si sente spesso come il suo alter ego. Basti guardare l’aria fiera che ha sfoggiato a Buckingham Palace giorni fa, quando è stata nominata Ufficiale dell’Ordine dell’Impero Britannico dalle mani del principe Carlo.
 
 


Di rado la si vede esprimere apertamente le emozioni. Quando parla di Colette, invece, si accende. Perché?
«Questo film ha un valore personale per me: il primo ciak è stato rimandato perché mia figlia Edie (nata dal matrimonio con il musicista James Righton, ndr) aveva appena compiuto un anno e non ne voleva sapere di dormire. Sarebbe stato impossibile concentrarmi su un ruolo del genere se fossi arrivata sul set mezza addormentata».
Successivamente ha ripreso il ritmo sonno-veglia in tempo per le riprese?
«A dire il vero no, ma almeno la bimba era più grandicella e l’ho portata con me, assieme a mio marito che si è preso una pausa dalla carriera per aiutarmi. Colette è nato come uno sforzo d’amore collettivo e ne sono orgogliosa».
Che cosa le piace di Colette?
«Ammiro che sia spregiudicata e così sicura di sé. Lo ero quando indossavo i suoi abiti, camminavo a testa alta e usavo la sua grinta per farmi ascoltare. È come se avesse tirato fuori una parte nuova di me».
Eppure ha una reputazione da dura…
«Una donna deve averla per farsi rispettare, ma per fortuna i tempi stanno cambiando e la nostra voce viene ascoltata più spesso. Mi auguro che la discussione sulla parità di genere continui a dare i suoi frutti e non si arresti».
Dal canto suo, come vuole contribuire?
«Essendo sempre più selettiva nei ruoli, scegliendo donne che facciano la differenza e diano un esempio. In Colette si vede una lunghissima scena molto intima ed è importante per me averla girata perché mostra come l’universo femminile assecondi i propri desideri senza chiedere scusa né il permesso di farlo».
Cosa ricorda della sua infanzia?
«Ero una bambina dalle idee chiare, una di quelle che non sta zitta facilmente né accetta un no per risposta».
Chi è il suo modello?
«Mamma, anche lei un’artista. Mi ha spinta a farmi domande, ad alimentare la mia curiosità. Se sono diventata la donna di oggi, è merito suo».
Lunedì 17 Dicembre 2018 - Ultimo aggiornamento: 09:42
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