I fratelli d'Innocenzo e la "Terra dell'abbastanza" con Tortora e Zingaretti: «La nostra Roma feroce senza soldi e sentimenti»
di Ilaria Ravarino

I fratelli d'Innocenzo e la "Terra dell'abbastanza" con Tortora e Zingaretti: «La nostra Roma feroce senza soldi e sentimenti»

IROMA - Scrivono da sempre, Fabio e Damiano D'Innocenzo. «Da quando siamo bambini scriviamo storie, sceneggiature, fumetti, romanzi. Ma i romanzi sono tremendi». Lo scorso febbraio il loro film d'esordio, il crime La Terra dell'abbastanza, è stato selezionato alla Berlinale. E da allora il passaparola è stato unanime: in questi due registi, fratelli romani di 29 anni, c'è del talento. Di quelli preziosi: candidati per il miglior esordio ai Nastri d'Argento, sono autori di un film (in sala dal 7) che racconta crimine, vita e periferia con un taglio originale, realistico. E mai scontato.

Perché non avete girato nel vostro quartiere, Tor Bella Monaca?
«Ci sarebbe piaciuto ma il panorama era troppo grigio, piatto. Il nostro bravissimo location manager, rubato alla squadra di Matteo Garrone, ha trovato il posto perfetto a Tor di Nona. Un luogo pieno di contraddizioni, tra Pasolini e Tim Burton».

Conoscete Garrone?
«Una volta lo abbiamo incontrato davanti a una pizzeria e siamo corsi ad abbracciarlo. Ci disse che gli sembravamo due facce perfette per fare gli italoamericani in un film. Rimanemmo a parlare, e lui ci invitò ad andarlo a trovare agli studios. La prima cosa che abbiamo fatto con lui è stata spostare un televisore».

E poi?
«Abbiamo collaborato alla sceneggiatura di Dogman, ma eravamo gli ultimi arrivati in una squadra ottima e collaudata. Due mesi di lavoro, abbiamo imparato molto».

Nel vostro film il crimine non è glamour, anzi.
«Volevamo lavorare di contrappunto rispetto a una tendenza diffusa, quella di raccontare il crimine fashion. Sappiamo quello di cui parliamo: è un ambiente in cui domina la siccità dei sentimenti. Non c'è lussuria, non c'è sesso, non ci sono nemmeno i soldi alla fine. Ed è terribile che i ragazzi considerino desiderabile quella carriera».

Max Tortora e Zingaretti come sono finiti nel film?
«Max Tortora è stato un'idea del produttore. Non sapevamo chi fosse, non abbiamo la tv a casa. Ha fatto un provino perfetto. Luca Zingaretti lo conoscevamo, dovevamo fare un progetto insieme ma non è partito».

Non essere cattivo, Suburra, il vostro film: Roma soffre?
«Soffre il paese dei danni pregressi, quelli del ventennio di berlusconismo».

Prossimi progetti?
«Un western con cast al femminile».

Serie tv?
«Ci stanno corteggiando, ma aspettiamo un progetto che ci convinca davvero».
Giovedì 31 Maggio 2018, 05:01
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