Festival di Cannes 2021, le pagelle di Leggo
di Alessandra De Tommasi

Festival di Cannes 2021, le pagelle di Leggo

Un’edizione memorabile per il Festival di Cannes: la numero 74 torna in scena dopo un anno di stop a causa della pandemia e il risultato degli sforzi sulla Croisette l’hanno resa a dir poco indimenticabile. Non certo per quantità di celebrity internazionali accorse sul red carpet – per ovvi motivi – o per la presenza massiccia di addetti ai lavori. Sottotono per moltissimi aspetti, ma sorprendente per altri, ha riservato – nonostante le premesse tutt’altro che floride – alcuni colpi di scena.

 

Alcune star hanno quasi monopolizzato la partecipazione in svariati film (come Lea Seydoux, grande assente sul tappeto rosso perché positiva al Covid-19), altre si sono defilate dalle attività stampa (come dame Helen Mirren, che ha visto presentare in anteprima per il mercato locale il blockbuster F9 sulla spiaggia di Cannes, ma senza palesarsi per il pubblico o per i giornalisti). Tanti, forse troppi, i nomi piccoli e medi del panorama francese: finalmente tutti hanno avuto gli agognati 15 minuti di fama.

 

Ecco un bilancio pop e semiserio di questo evento, con le pagelle ad insindacabile e arbitrario parere di Leggo, presente a questa maratona di 11 giorni di cinema su grande schermo, ma anche e soprattutto di spettacolo annesso (di certo la parte più divertente).

 


SPIKE LEE – voto 10: Non solo per la pazienza di aver aspettato 14 mesi per fare il Presidente di Giuria, ma anche per i look sempre sorprendenti, la tagliente sagacia e l’inaspettata autoironia. Dopo aver per errore annunciato il vincitore della Palma D’Oro durante la cerimonia di chiusura, non ha tentato di scaricare la colpa su qualche stagista imbranato, ma ha detto che ama le “secondo chance”. Chapeau! GENIALE

 

SALMA HAYEK – voto 10: Una vera e propria aggregatrice di talenti al femminile. Più che parlare, lei fa e organizza da un decennio l’evento Women in Motion di Kering dove si parla di azioni concrete. Tra le ospiti di quest’anno: Tilda Swinton, Jodie Turner-Smith e Regina King. LEADER

 

FUOCHI D’ARTIFICIO – voto 10: Non sono certo merito del Festival, ma della felice concomitanza di date che ha incluso i festeggiamenti dell’anniversario della Presa della Bastiglia durante la kermesse cinematografica. Restano forse l’unico appuntamento democratico, aperto a tutti e senza dress code di questi giorni. SPETTACOLARI

 

MATT DAMON – voto 10: Non si prende troppo sul serio (a differenza della soporifera masterclass di Jodie Foster, Palma d’oro alla carriera, e della lezione su cinema e teatro di Isabelle Huppert). Disponibile, gentile, generoso: si comporta da ospite rispettoso e grato, invece di fare i capricci come un bambino viziato sommerso di regali il giorno di Natale. Il film La ragazza di Stillwater, poi, è delizioso. IMMENSO

 

TILDA SWINTON – voto 9.5: Si è giocato il mezzo punto perché ha fatto una sviolinata alla figlia Honor, con lei nel film Souvenir, ma per il resto è davvero impeccabile. Ha persino ritirato la Palm Dog al posto dei tre spaniel vincitori. E ha indossato i colori della Colombia alla presentazione del film Memoria, che è salito meritatamente sul podio. Solo lei poteva prendere per mano il giovane Timothee Chalamet e guidarlo sulla Montée des Marches. GLORIOSA

 

BILL MURRAY – voto 9: Quando ha lanciato le rose a gambo lungo dal palco in stile Wanda Osiris dopo la sua esibizione canora ha davvero regalato un tocco di leggerezza ad una manifestazione spesso troppo ingessata e autocompiaciuta. Solo lui poteva sollevare in trionfo (!?) il direttore Thierry Fremaux in sala rischiando di buttarlo giù dalle scale del Palais des Festivals e farla franca. Nella sua amatissima tenuta hawaiana ha fatto la gioia dei fotografi del photocall. IMPREVEDIBILE

 

CHIARA FERRAGNI – voto 7.5: Se a qualcuno fosse sfuggita la sua partnership con Nespresso, sponsor dell’evento, il vestito verde pistacchio con alluminio riciclato che ha sfoggiato a Cannes lo ricorderà per sempre. Ha fatto il suo, né più né meno. IMPRENDITORIALE

 

SHARON STONE – voto 7: Anche in stile “Barbie primavera” con abito celeste puntellato di fiori, riesce ad incantare. Forse un po’ meno quando sputa sulla mano la chewing gum sul red carpet e la passa ad un solerte gentiluomo che la mette in bocca, sfidando il Covid e ogni regola igienica di base. CONTROVERSA

 

MISURE ANTI-COVID – voto 6: La sufficienza politica va data per gli sforzi profusi ad organizzare tamponi con imbutino ogni 48 ore per gli ospiti del Palais. Peccato che non siano stati previsti per tutte le sale e per tutti i possessori di biglietti. Peraltro tutte le sale hanno lavorato a piena capienza, senza evitare l’effetto serra delle code. INGENUE

 

MORETTI vs FINALE EURO2020 – voto 6: La coincidenza d’orario della premiere dell’unico film italiano in concorso, Tre piani di Nanni Moretti, con la finale di Euro2020 tra Italia e Inghilterra resta una nota agrodolce per il cast, i tifosi e il pubblico. EVITABILE

 

IL PRANZO DELLA STAMPA – voto 5: Sempre meglio del digiuno, certo, ma il pranzo offerto alla stampa estera quest’anno si è svolto senza la presenza della giuria ma con il solito menù da ospedale, composto da pesce lesso, patate lesse e carote lesse. Dicono siano i piatti tipici locali, conditi con la tristezza dell’olio che viene sì regalato ai giornalisti ma che molti non possono portare con sé in aereo. #MAIUNAGIOIA

 

ADAM DRIVER – voto 5: Fumare in sala? Uscire prima della fine del film come buon auspicio? Caro Adam, visto che ti è dato l’onore di aprire un festival di livello mondiale, resisti per tre ore seduto al tuo posto, o al massimo fatti un sonnellino. Non ti chiediamo di ridere, perché non era nel contratto, ma neppure di avere quell’espressione trasfigurata di dolore per tutto il tempo. DIVISMI

 

SISTEMA DI PRENOTAZIONE BIGLIETTI – voto 4: Per quasi metà festival l’intasamento delle 7 del mattino per prenotare i biglietti stampa della giornata ha creato il crash del sito. La millantata app di prenotazione è stata solo un duplicato del sito del Festival, un labirinto o pozzo senza fine dove reperire una qualsiasi informazione richiedeva le doti di MacGyver. EPIC FAIL

 

SECURITY – voto 3: Integerrimi nel sequestrare bottigliette di plastica, gli addetti alla sicurezza del Palais non si sono minimamente premurati di far rispettare distanziamento sociale o obbligo di mascherina negli spazi chiusi. Muri di gomma quando si chiede loro la minima informazione, sono sempre sul piede di guerra, più dei cecchini che di solito vigilano sul tetto dell’edificio. INCOMMENTABILE


Ultimo aggiornamento: Lunedì 19 Luglio 2021, 17:39
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