Festival di Cannes, George Lucas è un fiume in piena: dalla genesi di Star Wars a Indiana Jones, cosa ha raccontato

George Lucas è stato uno degli appuntamenti più attesi sulla Croisette e non ha deluso, tra aneddoti curiosi e incontri assurdi

Festival di Cannes, George Lucas è un fiume in piena: dalla genesi di Star Wars a Indiana Jones, cosa ha raccontato

di Alessandra De Tommasi

Una masterclass con George Lucas rientra nella categoria marzulliana “Fatti una domanda e datti una risposta”. Non ce ne voglia il Maestro, ma probabilmente il suo (quasi) monologo di 90 minuti di fatto è stato il monologo migliore di quest’edizione del Festival del cinema di Cannes. Gli altri colleghi fanno i timidi, si cospargono di falsa modestia e sottolineano sempre qualcosa che il povero moderatore ha dimenticato di mettere riguardo alla sua carriera.

George Lucas ha sempre fatto di testa sua, pure stavolta, quindi in quanto “masterclass” ha preso alla parola l’invito e ha dato una lezione di cinema. Domani, durante la 77° cerimonia conclusiva ormai ci si aspetta di tutto. Il regista/produttore/sceneggiatore fa nomi e cognomi di tutti, ma non perché abbia bisogno di dimostrare un legame con un collega o con l’altro ma perché, come dice lui, hanno fatto la scuola di cinema insieme e sono coetanei. Provate a indovinarne almeno uno su tre tra Steven Spielberg, Martin Scorsese e Francis Ford Coppola. Con loro usa i nomiglioli e confessa che ancora oggi, alla veneranda età di 80 anni, se scrive o produce un film lo fa vedere prima solo a loro: «Sono loro il mio focus group, gli altri non mi interessano perché di solito chi investe vuole vedere cosa piace al pubblico. Io ho grande rispetto per l’audience ma io che sono cosa voglio dire con il progetto. Per me, come agli inizi, fare cinema vuol dire avere una storia da raccontare».

Il papà di “Star Wars” e “Indiana Jones”, per citare due dei franchise più famosi, è nato da una fattoria e per tutta la vita lavorativa, pur di non compromettere il processo creativo, ci ha anche rimesso fino a vendere la società che aveva fondato per stare di più con la moglie e la figlia: l’alternativa erano altri dieci anni per la seconda trilogia sci-fi e sentiva di non poterlo farlo. 

Tutto il resto, invece, lo ha fatto eccome, tra tantissimi no e incontri sorprendenti.

E lascia basito il pubblico quando continua a dire che «Star Wars è un film per bambini e forse ragazzi», «a un certo punto mi dissero anche lo volevano dare a Fellini». Solo una volta si scompone, quando in passato qualcuno ha detto che nella saga stella c’è razzismo e maschilista: «Non scherziamo: i personaggi dei vari pianeti sono tutti diversi e la leader della resistenza, la principessa Leia, è una donna».

Mentre parla non si può interrompere perché è un fiume in piana che ha riavvolto la cassetta dei ricordi e la sbobina per condividerla con gli spettatori. L’amore per la settimana arte e la tenacia del farla hanno tirato fuori trovate geniali. Il punto è sempre lo stesso per le case di produzioni: non ci piace la trama, perderemo un sacco di soldi, addio, semmai chiamiamo noi. Quindi per convincerli lui rinunciava a parte del compenso e s’ingegnava in ogni modo. Figuriamoci se qualcuno sborsava qualche dollaro per fargli pubblicità. Siccome aveva fatto un corso di marketing a scuola ha pensato bene di creare il merchanding di “Star Wars” in modo tale che fosse la gente stessa a fargli da pubblicità. Andava a tutte le convention, da quelle di “Star Trek” al Comicon, si piazzava fuori degli studi di Walt Disney e in due anni ha creato una certa attiva. Ovviamente la casa di produzione era sconcertata dal fatto che le persone conoscessero un prodotto mai visto. Il bello è che ora, con la tecnologia contemporanea, i suoi film si possono restaurare. Ci ride su: «Mi aspetto già le critiche. Ma cosa volete che facessi senza soldi e senza tempo?».


Ultimo aggiornamento: Venerdì 24 Maggio 2024, 18:21
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