Esterno Notte, il nuovo Moro di Bellocchio: porta la croce e odia Andreotti

Esterno Notte, il nuovo Moro di Bellocchio: porta la croce e odia Andreotti

di Alessanda De Tommasi

Aldo Moro raffigurato come un Cristo che porta la croce. Un esplicito e diretto «ti odio Andreotti». E un finale spiazzante, in cui il presidente della Democrazia Cristiana viene graziato dai Brigatisti, anziché ucciso come accadde nella realtà. Fa già discutere “Esterno notte” di Marco Bellocchio, opera sui generis della durata di cinque ore e mezza. La prima parte arriva da oggi al cinema dopo l’anteprima al Festival di Cannes (che ha assegnato al regista il premio alla carriera dopo averne presentato l’ultimo progetto, “Il traditore”). La seconda parte, invece, uscirà il 9 giugno, mentre il progetto nel formato seriale originale andrà in onda in autunno su Rai Uno.

 


A quasi due decenni da “Buongiorno notte”, Bellocchio torna a raccontare una delle pagine più buie della storia italiana, con Fabrizio Gifuni di nuovo nei panni del leader democristiano dopo la brillante performance in “Romanzo di una strage” di Marco Tullio Giordana e nella piéce teatrale “Con il vostro irridente silenzio”. «Come si spiega che ringrazi le BR per avergli salvato la vita? È una possibilità più che sorprendente, su cui gli storici sono titubanti - spiega Bellocchio - in “Buongiorno, notte” il personaggio di Maya Sansa addormentava i brigatisti e ne permetteva la liberazione, viceversa, qui c’è la libertà, la grazia, la sopravvivenza di Moro».
Ma prima ancora dell’arrivo in sala, la figlia Maria Fida Moro ha attaccato “Esterno notte” attraverso una lettera al Fatto quotidiano, sostenendo che «girare e rigirare un coltello in una piaga, sempre aperta, non assomiglia all’arte bensì alla tortura». Una presa di posizione alla quale il regista replica così: «Capisco il dolore, non ne voglio fare materia psichiatrica. Maria Fida pensa che del padre nessuno debba parlare, che sia suo possesso: io non sono d’accordo».

 


Altro tema controverso è il rapporto con Andreotti, che Moro nel film definisce «freddo, impenetrabile, non umano», arrivando anche a dire «Andreotti, ti odio». «Non andrò a vedere il film - ha commentato Stefano, figlio di Giulio Andreotti - Se anche stavolta Bellocchio ha deciso di seguire la strada utilizzata nel film su Tommaso Buscetta, è meglio lasciar perdere. Di mio padre viene data l’immagine di una persona indifferente, che dal mio punto di vista è totalmente falsa».
Tra attentati e complotti politici, l’unica voce autentica di sofferenza sembra quella di Papa Paolo VI (interpretato Toni Servillo) anche se Bellocchio dice «il Vicariato di Roma non ci ha concesso alcuna chiesa né lo Stato il Parlamento». Per il regista emiliano si tratterà comunque di un unicum: «Sarà la mia prima e ultima serie».


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 18 Maggio 2022, 13:14
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