Elio Germano: «Favolacce, un mondo di finzione e rabbia. Come noi», il film dei fratelli D'innocenzo
di Michela Greco

Elio Germano: «Favolacce, un mondo di finzione e rabbia. Come noi»

«Viviamo in un mondo di finzioni, aggrappati alle rappresentazioni che ci costruiamo per proteggerci e sopravvivere. In momenti drammatici, quando veniamo colpiti da lutti, malattie o, come in questo caso, da una pandemia, ci viene strappata questa costruzione fittizia e ci troviamo di fronte alla vita, alle domande cui l’essere umano cerca di rispondere». 
 

 

La parole di Elio Germano, l’interprete più noto del cast di Favolacce, descrivono l’attualità in cui siamo immersi ma, allo stesso tempo, evocano il senso di compressione da cui è pervaso il secondo film dei fratelli Damiano e Fabio D’Innocenzo.

Applauditissimo alla Berlinale, dove ha vinto l’Orso d’Argento, Favolacce arriva dall’11 maggio on demand su Sky Primafila Premiere, TimVision, Chili, Google Play, Infinity, CG Digital e Rakuten Tv, mostrandoci tra realismo feroce e fiaba dark, come in una bolla, la comunità di una periferia precisa (Spinaceto, Roma sud) ma universalissima, in cui bombe inesplose di rabbia e frustrazione si nascondono in ogni angolo del quotidiano, soprattutto nei rapporti genitori-figli. I fratelli registi romani – che hanno già scritto una serie tv e un nuovo film, “un thriller che consideriamo la nostra terza opera prima visto che cambiamo ancora, umilmente, genere” – accompagnano lo spettatore in una manciata di villette a schiera e tra gli istinti tossici che percorrono i suoi abitanti. Lo fanno grazie a un gruppo di attori – tra cui Barbara Chichiarelli, Gabriel Montesi, Ileana D’Ambra - incredibilmente efficaci e a uno stile visivo personalissimo che cerca e integra le aberrazioni anche nell’immagine, oltre che nella storia. 

«Padri, figli, nonni, zii e nipoti, siamo tutti immersi nel modo in cui siamo stati allevati, che ci dice che l’unica felicità sta nel primeggiare, nell’esibirsi, in una gara continua coi vicini”, commenta Germano, riferendosi al vuoto che i genitori infliggono ai figli nel film mentre si vantano delle loro belle pagelle». 

«Mi ferisce pensare che l’arte e la cultura siano l’ultimo degli interessi dei nostri governanti – aggiunge l’attore – e questo dice molto di chi siamo diventati. In molti paesi ad esempio pensano alla scuola all’aperto, non vedo perché non potremmo farlo anche noi».


Ultimo aggiornamento: Venerdì 8 Maggio 2020, 08:25
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