Edoardo Pesce: «Sordi, i cattivi e le canzoni: vi racconto il mio momento magico»
di Michela Greco

Edoardo Pesce: «Sordi, i cattivi e le canzoni: vi racconto il mio momento magico»

Impegnato in questi giorni a Santa Maria di Galeria sul set del tv movie Alberto, in cui interpreta il grande Sordi, Edoardo Pesce - quarantenne da ieri – sarà al cinema dal 19 settembre ne Il colpo del cane, opera seconda di Fulvio Risuleo il cui personaggio incrocia il suo strano destino con quello di 2 dogsitter (Silvia D’Amico e Daphne Scoccia). Domenica sera invece, lo si potrà vedere in veste di musicista, in concerto al locale ‘Na Cosetta di Roma.
Ne “Il colpo del cane” ha un look particolare, come è stato trasformarsi?
«Lo stile di Fulvio è fumettistico, grottesco. È uno dei più talentuosi della nuova generazione e sono stato felice di mettermi al suo servizio. Nel film interpreto un uomo fragile costretto a diventare cinico. In pratica due personaggi in uno, quindi anche due look».
Un arco del personaggio simile a quello di Fonte in “Dogman”. Questa ricorrenza ci dice qualcosa sui nostri tempi...
«Molti buoni diventano cattivi per necessità. La società occidentale è sempre più competitiva e chi è più sensibile spesso viene scambiato per debole».
“Dogman” le ha fatto vincere un David di Donatello. È stata una svolta nella sua carriera?
«In realtà i lavori che sto facendo in questo periodo li avevo già presi prima di vincere il David, quindi non percepisco molto il cambiamento. Semmai vedo che, dopo aver fatto due personaggi molto dark, persino sadici, come quelli di Dogman e Fortunata, ora sto lavorando su un personaggio divertente come Alberto Sordi».
Sente una grande responsabilità nel metterlo in scena?
«Grandissima, anche perché è il mio primo ruolo da protagonista, ma sono felice di dimostrare un altro lato, più leggero, del mio essere attore».
Nella sua vita artistica c’è anche la musica.
«Suono la chitarra da quando avevo 12 anni e adoro il live. Dopo l’esperienza con l’Orchestraccia ora suono con i St. Peter’s Stones, con cui domenica sera siamo in concerto a ‘Na Cosetta estiva. Mi piacerebbe fare uno spettacolo di teatro-canzone; ci sto lavorando».
Quello della musica è un territorio in cui si sente più libero?
«Non particolarmente, cerco di essere sempre libero, portando un po’ del mio modo di essere anche al cinema e in tv. In questo modo mi diverto di più e sono più creativo».
Che progetti cinematografici ha all’orizzonte?
«Sarò ne Gli indifferenti di Leonardo Guerra Seragnoli, tratto dal romanzo di Moravia, accanto a Valeria Bruni Tedeschi e Giovanna Mezzogiorno, e a novembre girerò un musical ambientato a New York negli anni 30, diretto da Nicola Abbatangelo e interpretato da Stefano Fresi e Paolo Calabresi. Farò il cattivo: sarà divertente».
Lei è romano, qual è la parte della città che ama?
«Sono nato a Tor Bellamonaca ma ho frequentato molto anche Prati, dove ho fatto il liceo: è stata un’esperienza schizofrenica essere diviso tra questi due quartieri. Sono cresciuto giocando a pallone sotto casa in una periferia che per me era idilliaca, dove era tutto molto controllato anche perché avevo i parenti vicini. Negli anni 90, poi, sono andato a fare il liceo al Mamiani e lì ho iniziato a frequentare tutto un altro tipo di persone».
Come è diventata Roma secondo lei?
«Mi sembra impoverita, c’è meno rilassatezza in giro, si ride di meno».
 
Venerdì 13 Settembre 2019, 07:45
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