Chiara Francini: «Sono una dark lady, cattiva e vittima allo stesso tempo»
di Michela Greco

Chiara Francini: «Sono una dark lady, cattiva e vittima allo stesso tempo»

TORINO – Annalisa è una donna dura, apparentemente spietata, pronta a tutto pur di riprendersi la sua libertà e di tener lontano il marito dalla sua casa e dai suoi figli. In Altri padri, primo film di finzione del critico cinematografico Mario Sesti, fuori concorso al 39° Torino Film Festival, Annalisa è Chiara Francini. L’attrice toscana dei ruoli comici in film come Maschi contro femmine o La peggior settimana della mia vita qui prende di petto il personaggio spigoloso, anzi «pericoloso» - come lo definisce lei stessa - di un mélo noir che sarà al cinema come evento il 13, 14 e 15 dicembre. La storia è quella di Giulio (Paolo Briguglia), che dopo la separazione da Annalisa finisce a vivere in macchina, cade in povertà e poi va addirittura in prigione. Con Altri padri, Chiara Francini ha esplorato un territorio nuovo per lei. Un territorio scivoloso. 
Che cosa ha pensato quando ha letto questa sceneggiatura? 
«Mi ha convinto soprattutto la possibilità di raccontare la realtà. Penso sempre che l’unico punto di partenza possibile sia la verità. Questo è un film che può infastidire, far riflettere, accarezzare, schiaffeggiare, è comunque necessario che lasci qualcosa appiccicato addosso, altrimenti sarebbe inutile. Altri padri fa pensare perché è profondissimamente attuale». 
Chi è dunque Annalisa? 
«Non è una dark lady, è un essere umano. Anche lei è una vittima, in primis di sé stessa, ma anche di un padre che le ha indicato una strada da percorrere, e poi di un marito che la ama ma non parla la sua lingua e quindi non la vede. È un film necessario per capire la creatura nuova che è la donna oggi, tra tradizione e modernità. Un chiasmo vivente per un maschio che deve essere alfabetizzato, un maschio che quando si trova di fronte a qualcosa che non conosce, attacca. È dall’incomunicabilità che nasce la violenza. Non dobbiamo continuare a fissarci sul codice della vittima, siamo esseri umani a 360 gradi».
Quanto è difficile raccontare una donna cattiva in questo periodo storico?
«Penso che farlo sia pericoloso e coraggioso, e credo che parlarne a 360 gradi sia un atto di devozione e onestà intellettuale mentre viviamo un processo di evoluzione e progressione della donna. Le donne della mia generazione hanno imparato a dire ad alta voce di voler avere il potere, ma resta difficile. Abbiamo sempre un gran senso di colpa».

 


Ultimo aggiornamento: Venerdì 3 Dicembre 2021, 09:12
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