Cannes, Almòdovar: «Solo Banderas poteva interpretare me»
di Michela Greco

Cannes, Almòdovar: «Solo Banderas poteva interpretare me»

CANNES - «Antonio Banderas ha una conoscenza di prima mano della mia vita, era il mio Mastroianni più legittimo. E qui ha offerto una delle sue interpretazioni migliori». Alla vigilia dell'uscita nelle sale italiane (e della presentazione in concorso al Festival di Cannes), Pedro Almòdovar consacra così - riferendosi a 8 e 1/2 di Fellini - il suo protagonista. In Dolor y gloria - in sala da domani - l'attore si trasforma, infatti, nel suo regista. Accoglie sulle sue spalle, negli occhi, nelle emozioni, persino nei capelli, tutte le passioni e i dolori che hanno reso Almòdovar il più significativo regista spagnolo contemporaneo. Ne restituisce il legame con la madre (interpretata, in due età diverse, da Penélope Cruz e Julieta Serrano), la scoperta del desiderio, la spinta creativa, i dolori adulti e i ricordi dell'infanzia. «Con questo film Pedro ha detto cose che non aveva mai detto - ha spiegato l'attore - è una sorta di riconciliazione con la sua famiglia, i suoi amori, gli attori con cui ha lavorato, col cinema e con se stesso. Mi sono avvicinato al progetto con umiltà, non dovevo usare i miei soliti strumenti, ero in equilibrio precario, senza difese, è stato quasi come ricominciare da zero».

Colpito da un infarto a gennaio 2017, Banderas dice di aver messo nel personaggio anche il suo stesso dolore: «Attraversi la vita e ti accadono delle cose, come artista puoi cercare di nasconderle o usarle - ha risposto l'attore, qui all'ottava collaborazione con Almòdovar - Pedro mi ha detto: “Da quando hai avuto l'infarto c'è qualcosa in te che non so come descrivere, lasciati andare a quel sentimento”».

La prima volta sul set insieme, per la coppia artistica, risale al 1982. «Eravamo più giovani, più pazzi, gli “enfant terrible” del cinema spagnolo - sottolinea l'attore - Pedro rompeva le regole del gioco, sia in termini cinematografici che morali. Nel tempo, pur maturando è sempre stato fedele a se stesso. Non si è mai piegato né di fronte ai soldi, né di fronte alle persone».

«Non ho fatto nessuno sforzo per rifiutare le offerte americane - ha aggiunto il cineasta - non sarei stato capace di lavorare a Hollywood per la mancanza di libertà di quel cinema. L'unico rimpianto è stato rifiutare I segreti di Brokeback Mountain, ma il racconto da cui era tratto era molto fisico e non avrei potuto affrontarlo come volevo». Da spettatore, Almòdovar vede molti film - "ma non saghe e storie di supereroi", specifica - da regista dice di convivere con due paure (che mostra in Dolor y Gloria), ovvero "la mancanza di ispirazione e l'incapacità fisica". Da cittadino, si dice sollevato dal cambiamento della situazione politica in Spagna: «Il risultato delle ultime elezioni è stato una sorpresa positiva. Avevamo molta paura, ma fortunatamente la reazione è stata la migliore possibile: gli spagnoli hanno voltato le spalle all'ultradestra».
Giovedì 16 Maggio 2019, 07:30
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