Il ritorno di 007 con "No Time To Die", ultima volta per Craig
di Michela Greco

007, il ritorno con "No Time To Die"; è l'ultima volta per Daniel Craig

Nel film Bond interrompe la vacanza in Giamaica per una nuova impresa

Il passato che resta vivo, tallona, insegue. Un futuro da trovare. Un mondo che cambia intorno ma, risponde James Bond, “il mondo non cambia mai”. Intanto, nel nuovo, lungamente atteso 007 dal titolo No Time To Die – firmato Cary Jojy Fukunaga dopo vari avvicendamenti alla regia, Bond viene colto mentre si gode la pensione. Ci sono le certezze, i personaggi storici come Moneypenny, il super-inventore Q, M., la Aston Martin come fortezza e prodigio, le location mozzafiato – qui Matera, la Giamaica, le isole Faeroer. C’è un cattivo iconico, Lyutsifer Safin interpretato dall’ex Freddie Mercury Rami Malek, che incarna le paure del tempo, questione di minuscole minacce invisibili che si insinuano sotto pelle. E c’è lei, Madeleine (Léa Seydoux), che tiene legato questo Bond al sentimento più che alle strategie geopolitiche di cui è chiamato a sventare i pericoli. Venticinquesimo film della serie dedicata all’agente segreto britannico creato da Ian Fleming e quinto – e ultimo – interpretato da Daniel Craig, con la sua muscolarità un po’ grezza e acciaccata e la tendenza a non nascondere anche le fragilità, "No Time To Die" deve riannodare tanti fili. E si sente: due ore quaranta di action, doppi giochi e spettacolarità possono essere faticose per chi non è un cultore.

 

La bella boccata d’ossigeno è nei nomi dei credit: tra gli sceneggiatori, come noto, c’è Phoebe Waller-Bridge acclamata autrice – molto brillante – di "Fleabag". E i dialoghi brillano in molti passaggi. Craig, che porta sulle spalle ormai da 15 anni (da "Casino Royale") questo iconico personaggio impegnato a guardarsi sempre le spalle, deve pur guardare avanti. Introdotto da un breve video dell'attore che ammette “è stato un lungo viaggio” e ringrazia per la pazienza di aver aspettato tanto per vedere il film sul grande schermo, No Time To Die è comunque il frutto agognato di una lunga attesa. Tempi lunghi dettati da decisioni produttive (registi e sceneggiatori) cambiate a più riprese e poi, soprattutto, dalla pandemia, che ha costretto a continui rinvii. E con le tante prevendite già fatte in questo momento di timida apertura, tutti sperano che sia il vero trampolino di rilancio del cinema in sala.


Ultimo aggiornamento: Giovedì 30 Settembre 2021, 15:58
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