Widows - Eredità Criminale: il colpo gobbo fallito delle vedove paracule
di Boris Sollazzo

Widows - Eredità Criminale: il colpo gobbo fallito delle vedove paracule

È secondo nella classifica del box-office, è stato celebrato da molti critici e il suo regista, Steve McQueen, è il prediletto dei salotti buoni del grande schermo, prima commossi da Hunger, poi ammaliati da Shame (e dalle doti straordinarie, in tutti i sensi, del protagonista e attore feticcio Michael Fassbender), infine rassicurati da 12 anni schiavo, che lo traghettò tra i grandi agli Oscar, portandone a casa tre. Widows - Eredità Criminale doveva aprire un nuovo ciclo, con l'abile stratagemma - il nostro è un ottimo gestore della propria reputazione artistica - di scegliere il cinema di genere come ennesimo modo di stupire e piacere alla gente che piace. Ci è riuscito, perché quando ci si convince che è arrivato un nuovo genio, meglio se abbastanza indie da non risultare un vincente tout court, è difficile far cambiare idea agli addetti ai lavori. Widows ha tutto: il côté politico (grande Duvall), una rapina finita male e una che deve risanare il rapinato ad opera delle vedove più paracule che disperate, una visuale altra. Ne esce un film buono nella messa in scena, barocco nelle interpretazioni femminili (Viola Davis sembra la peggior Whoopi Goldberg, per di più senza un briciolo di leggerezza) e totalmente insufficiente nella sceneggiatura Widows - Eredità criminale è un heist movie (così si chiamano i film di rapina che raccontano un colpo gobbo) a cui manca l'ingranaggio perfetto e il gusto del cinema lacrime e sangue. Fallendo perché seppur girato molto bene, con tre o quattro scene di livello, ti lascia addosso l'impressione che un altro cineasta, magari un mestierante esperto senza il suo curriculum, potesse fare qualcosa in meno con la macchina da presa, ma comunque di ottima fattura, senza lasciare quei buchi di sceneggiatura profondi quanto quelli che si aprono nelle strade di Roma. Ma si può dire solo sotto voce perché McQueen è serenamente sopravvalutato da tutti - in primis da se stesso - e con l'abilità che lo contraddistingue ha fatto un'opera tutta al femminile in tempi di #metoo, così da rendere inattaccabile il suo peggior film.
Giovedì 22 Novembre 2018, 08:53
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