Pieraccioni, sotto l'albero i luoghi comuni. Se son rose stavolta non fioriranno
di Boris Sollazzo

Pieraccioni, sotto l'albero i luoghi comuni. Se son rose stavolta non fioriranno

Natale sa sorprenderti. Arriva e ogni due o tre anni ti porta un film di Leonardo Pieraccioni. Ed è incredibile scoprirlo in ruoli sempre nuovi. Dal cameratismo si è passato a un maschilismo solitario, paternalista, quasi romantico. Una rivoluzione. Se prima santificava una femmina sull'altare della conquista, ora ci regala il catalogo dei difetti femminili, fingendo però di elencare anche i propri. Contando sul fatto che l'autoassoluzione è il motore del potere maschile. Se son rose poggia su un soggetto improbabile - una figlia che manda a tutte le ex del padre scapestrato il messaggio Sono cambiato riproviamoci! e lui invece di diseredarla pensa bene di rivederle tutte per compiacerla - e una sceneggiatura a compartimenti stagni, dove ogni capitolo è affidato a uno stereotipo femminile che mio nonno, durante la guerra, con i suoi commilitoni, avrebbe trovato retrogrado. La bionda svampita, il maschiaccio che vuole diventare tale, la virago, la suora laica, l'ex moglie acida ma alla fine dolce e profonda, il primo amore.

Roba che se non fossero state interpretate da ottime attrici (un'Elena Cucci splendida nella sua finta scema e poi Truppo, Pession, Murino, Pandolfi e soprattutto una tenerissima e ironica Michela Andreozzi), la caricatura sarebbe stata a un passo.

Fortuna che ci pensa il buon Leo a caderci con tutte le scarpe per rifare il solito film, sciatto con brio, in cui lui è l'eroe stropicciato e le donne le megere che dopo di lui il diluvio, dall'Alzheimer a un ex marito stalker a una conversione alla Madonna.

Ed è un peccato, perché hai come l'impressione che lì ci sia ben di meglio. In due o tre scene malinconiche e divertenti («che poppe che tu c'avevi» su tutte), in una battuta che vale il prezzo del biglietto - «sei cambiata», «bello, con due anni d'ormoni cambiava pure il Pd!» -, in qualche momento in cui gli vedi negli occhi e nell'interpretazione una sensibilità che, come fosse un suo personaggio, ricaccia subito giù. Dopo anni di pigrizia creativa, Leonardo dovrebbe mostrarci quel talento che ha tenuto nascosto. Almeno per vedere l'effetto che fa.
Giovedì 6 Dicembre 2018, 05:01
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