Il paradiso probabilmente non si trova da queste parti
di Boris Sollazzo

Il paradiso probabilmente non si trova da queste parti

Elia Suleiman è il Buster Keaton mediorientale, un genio malincomico che ha raccontato il suo (non) paese, la Palestina, con la grazia lieve e quasi muta dei grandi. Non ha mai sbagliato un film, ma c'è sempre una prima volta. Uscito fuori dalla sua comfort zone - se una zona in guerra può essere definita davvero tale - sembra sperduto, non di quel disorientamento poetico, politico e creativo che ha fatto divenire una cifra stilistica surreale e tragicamente divertente (e viceversa), ma di quella asfittica di chi non sa ricrearsi altrove. Partito per Parigi e New York, il suo Jacques Tati sbilenco perde potenza espressiva e efficacia narrativa, il suo voler raccontare l'apolidismo morale e antropologico di chi in questo mondo per essere se stesso non può essere cittadino di nessun paese, a suo disagio ovunque, diventa artificioso e macchinoso.
Il paradiso probabilmente è una ricerca incompiuta di un altrove, è la visione di una città che non è materna e maliziosa come la grande mela di Woody Allen ma solo un altro non luogo della geografia di Suleiman. Con proporzioni fuori scala e senza gli appigli sicuri della sua comicità, il buon Elia diventa autoreferenziale e affaticato, ha persino bisogno di più parole, troppe per il suo mutismo triste e allo stesso tempo esilarante. Un'avvertenza però è d'obbligo: pur essendo un tentativo fallito di salto di qualità, è il lungometraggio ideale per iniziare a vedere la cinematografia geniale di questo maestro. Qui troverete i semi del talento fiorito in passato e solo così non proverete la delusione di chi lo ama da tanti anni.

IL PARADISO PROBABILMENTE di Elia Suleiman (drammatico)
Ultimo aggiornamento: Mercoledì 11 Dicembre 2019, 08:13
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