Gemini Man, Lee gioca e si dimentica di fare il film
di Boris Sollazzo

Gemini Man, Lee gioca e si dimentica di fare il film

Ci sono registi così bravi che arrivano ad annoiarsi. Ci sono autori così raffinati da innamorarsi della propria estetica. Ci sono uomini così innamorati del cinema da volerlo indagare fino in fondo, andando al confine delle possibilità tecnologiche di quest'arte. Ang Lee è tutte e tre le cose, ed è un problema. Perché da un po' di tempo uno dei migliori narratori di storie per il cinema, uno dei più sensibili cineasti dei sentimenti, uno che riesce a far diventare mainstream favole molto particolari, l'omosessualità di due cowboy e tanti altri temi troppo spesso marginali ed emarginati, ora si è perso nei meandri dell'High Frame Rate, della tridimensionalità, dei 120 fotogrammi al secondo (cinque volte più della normalità). Grazie ad essi sviluppa un'immagine talmente nitida e fluida da apparire insopportabile - l'effetto è straniante come di fronte ai televisori di ultimissima generazione - e per colpa loro Ang Lee trascura la storia, la sceneggiatura, le più elementari regole dell'intrattenimento.

Così Will Smith, che dopo le splendide prove con Muccino non ha trovato neanche un ruolo decente, si deve sdoppiare grazie alla tecnica di ringiovanimento digitale per combattere contro se stesso: interpreta un 51enne sicario che desidera la pensione e prova sensi di colpa tardivi (ma non lo sanno questi idioti che da questi giri si esce solo orizzontali?) e chi lo paga pensa bene di farlo inseguire e possibilmente ammazzare dal suo clone che ha 25 anni in meno. Non c'è nulla più di questo, l'impegno dell'ex principe di Bel Air è lodevole, ma si perde tristemente in questo luna park di VFX, effetti speciali che abbagliano e presto annoiano. Gemini Man così diventa un videogame di quelli che finisci per odiare perché ci mettono troppo a caricarsi, a causa di quella grafica barocca (sì, sono vecchio, lo so che ora non succede più) e alla fine hanno una giocabilità mediocre, troppe falle nella scrittura e poco appeal. E un finale scontato. Lee si è divertito con i nuovi giochi che il cinema gli ha regalato, dimenticandosi di farne un film vero.
Giovedì 17 Ottobre 2019, 05:01
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