Ad Astra, un Pitt stop sbagliato per Brad
di Boris Sollazzo

Ad Astra, un Pitt stop sbagliato per Brad

Non c'è nulla di peggio di un divo che ha il complesso della propria fama. Di una star che ha l'ossessione di una bellezza che con vanità prova a nascondere per metterla ancora più in risalto (ehi, recito in sottrazione ma guarda che fisico che ho a 56 anni); di un successo mainstream che vive come una colpa con i suoi amici indie e democratici e che cerca di riscattare con progetti impegnati; di un talento, evidente, che considera perennemente sottovalutato. Brad Pitt combatte da una vita con(tro) se stesso, da quando con Joe Black e Sette anni in Tibet, proprio come ha fatto Tom Cruise con L'ultimo samurai, Tropic Thunder o Operazione Valchiria, ha cercato un posizionamento diverso nello star system. Mission impossible che gli è riuscito solo con Fincher, che gli regalò Seven e Fight Club (e in parte con Guy Ritchie in The Snatch), non avendo, come Tom, una lucidità decisionale adatta a questa ambizione.
Ad Astra così diventa il palcoscenico dell'ex Mister Jolie per dimostrarci quanto è bravo, un film di fantascienza in cui annichilisce il suo orfano con un Edipo spaziale, senza cadaveri da piangere, se non il proprio, da morto vivente (almeno emotivamente) in assenza di gravità. La rincorsa di un padre ingombrante per tutta la galassia è un one man show freddo e piatto in cui un melodramma a spasso per l'universo si trasforma in un dramma da camera in cui James Gray, splendido affrescatore di piccole comunità profondamente identitarie e spezzate dentro, si trova a far da spettatore più che regista. Lo dice perfettamente l'aneddoto che vuole un Pitt arrabbiato per l'errore di Gray, che lascia in montaggio la scena della lacrima che gli riga il volto - uno dei pochi bellissimi momenti del film - perché non rispondente al rigore scientifico che la vorrebbe far volare altrove, a causa della gravità. Tipica di chi è ossessionato dal giudizio altrui, dal pubblico e dalla critica nerd, più che dal cinema stesso. E così Ad Astra diventa un Gravity in tono minore, in cui Pitt ci fa rimpiangere Sandra Bullock. E di questo non lo perdoneremo.
Mercoledì 18 Settembre 2019, 05:01
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