Salone dello studente, il manager Attilio Lombardi: "Basta fake news, è l'ora del Metaverso"

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Siamo nell’era della comunicazione, con i social che “dettano legge” ma sono meno soggetti al controllo rispetto ai media tradizionali. La parola d’ordine è integrazione: ma qual è il percorso più adatto per un giovane che voglia diventare un professionista nel mondo della comunicazione? 
Ne abbiamo parlato con Attilio Lombardi, co-fondatore di Ital Communications, società di comunicazione, con sedi a Roma e Milano, rivolta a diversi settori, che cura anche importanti dossier di approfondimento insieme al Censis, tra cui quello sulle fake news.
Il mondo della comunicazione è uno dei settori che cambia più velocemente. Cosa sta cambiando negli ultimi anni?
«Siamo nel pieno dell’infodemia, dove è difficile distinguere tra notizie vere e false, a causa dei social. Tante agenzie di stampa hanno abbandonato il percorso tradizionale, quello che persegue la nostra agenzia, rincorrendo solo i social. Noi invece abbiamo integrato la produzione e diffusione di comunicati su notizie verificate, con i dipartimenti digital, app e social media».
Quindi i social hanno peggiorato il modo di lavorare nella comunicazione?
«Con la pandemia è scoppiata una infomedia che spinge l’utente alla ricerca costante di notizie, spesso senza verificare la fonte e quindi appurare se siano o meno veritiere. Uno dei nostri compiti, in qualità di agenzia di comunicazione, è quello di combattere il fenomeno delle “fake news”, ormai dilagante soprattutto sul web. In tal senso, le notizie che noi diffondiamo ai media sono tutte controllate, tra le attività dell’agenzia c’è l’ufficio stampa e le media relations utilizzando come megafono anche il mondo dei social network creando, appunto, una interazione tra le due realtà che sono facce della stessa medaglia. La comunicazione si sta evolvendo verso il digitale ma il mondo dei media tradizionali resta indispensabile per chi si vuole far conoscere al grande pubblico».

Il percorso migliore per un giovane che intenda fare questo lavoro?
«È un momento opportuno per questo lavoro perché la pandemia ha aperto molte aziende, anche le più tradizionaliste, alla necessità di comunicare. Lettere, Scienze politiche, Filosofia sono buone facoltà, ma l’importante è una grande passione per la comunicazione».
Quali sono le soft skill richieste?
«La più importante è la curiosità di capire i vari mondi, non fossilizzarsi su un settore specifico, perché oggi si può parlare di agricoltura e la settimana dopo di salute, è fondamentale apertura mentale».
Investire in comunicazione ha ancora senso al tempo degli influencer?
«Si, perché la comunicazione è a 360°, in base al target che si deve raggiungere. Faccio l’esempio dell’evento di un’importante azienda di tortellini, che riguarda consumatori dai 35 ai 60 anni, per cui abbiamo coinvolto sia i giornalisti tradizionali che gli influencer, adottando una strategia traversale».
Possibile prevedere cosa cambierà tra 10 anni nel mondo della comunicazione?
«Stiamo andando verso il metaverso, integrazione tra virtuale e realtà, ed alcuni social spariranno; Facebook dovrà rinnovarsi, perché è un social qualunquista che interessa sempre meno, mentre vincono quelli tematici e seriali. Resterà però la comunicazione tradizionale su giornali e tv, perché sono i media che conservano autorevolezza».


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 19 Ottobre 2022, 17:02
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