Scuola, la rivolta dei presidi: "Siamo dirigenti statali, troppa burocrazia e responsabilità"
di Giulia Parini

Scuola, la rivolta dei presidi: "Siamo dirigenti statali, troppa burocrazia e responsabilità"

Sono arrivati da tutta Italia con treni e pullman organizzati per protestare a gran voce sotto le finestre del ministero dell'istruzione. Non una delle tante manifestazioni studentesche: ieri in piazza, con fischietti e bandiere, c'erano i presidi dell'ANP, Associazione nazionale dei presidi. O, meglio, i dirigenti scolastici perché uno dei maggiori problemi nasce proprio qui. Dal 2000 i presidi sono diventati dirigenti della pubblica amministrazione ma, da 17 anni, ancora aspettano che gli stipendi vengano equiparati a quelli, almeno, della dirigenza di università e ricerca. 

Da qui la protesta. A cui si aggiungono le tante responsabilità acquisite negli anni, dalla sicurezza degli edifici scolastici alla tutela della privacy fino alla tanta burocrazia da compilare, a cui però non corrispondono uno stipendio adeguato né gli strumenti adatti per muoversi in una scuola tanto diversa rispetto a 17 anni fa. Senza contare il rinnovo del contratto che tarda ad arrivare e il concorso che, di rinvio in rinvio, a settembre lascerà scoperte quasi 2mila presidenze. Basti pensare che i dirigenti in servizio sono 7273, tra questi ad oggi ce ne sono 1133 che hanno una seconda scuola in reggenza. Vale a dire che con due scuole da più plessi si può arrivare fino a 12 plessi di media con picchi anche di 20. Non solo, stando alle previsioni di pensionamento, a settembre le reggenze saranno almeno 1700. 

E così ieri la rabbia dei presidi dell'Anp, questo lo slogan usato in piazza, è esplosa. Quasi tremila in piazza San Cosimato e altri trecento a Montecitorio. Verso le 13 una delegazione, guidata dal presidente Giorgio Rembado, ha avuto un incontro con la ministra all'istruzione Fedeli che, di fronte alle richiese, si è dichiarata favorevole all'armonizzazione delle retribuzioni dei dirigenti scolastici e ha dichiarato inoltre la volontà di chiudere i contratti entro ottobre. Intanto, dopo la giornata di fuoco, è partito un primo tavolo con i sindacati, convocato con l'Anp al Miur. Ma lo stato di agitazione va avanti, i presidi non accetteranno nuovi incarichi a reggenza né effettueranno la chiamata diretta ad agosto.
Venerdì 26 Maggio 2017 - Ultimo aggiornamento: 10:04
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