Maturità 2017, Federico Moccia: "Sogno un tema su Dario Fo o Pasolini. Al mio esame invece..."

Maturità 2017, Federico Moccia: "Sogno un tema su Dario Fo o Pasolini. Al mio esame invece..."

ROMA - Scrittore, sceneggiatore e regista. È tutto questo Federico Moccia conosciuto e apprezzato per i suoi romanzi, da cui sono stati tratti altrettanti film di successo, che hanno segnato l’adolescenza di moltissimi ragazzi. Sin dall’inizio della sua carriera, Moccia ha esplorato il mondo dei giovani, i loro amori, le passioni che li animano e gli stili di vita, il tutto sempre con molta cura. Proprio per questo motivo, a pochi giorni dalla Maturità 2017, Skuola.net gli ha chiesto quali tracce vorrebbe che i maturandi affrontassero nella Prima Prova 2017. Senza però tralasciare qualche domanda sull’esito e sui ricordi della sua maturità.
 
Se dico maturità, qual è la prima cosa che le viene in mente?
“Il minuto successivo a quando il presidente di commissione all'orale mi disse che il mio orale era terminato e potevo quindi andare. E poi l'urlo dei miei compagni che da dietro mi dissero di tutto, facendomi ridere. Mi sentii leggerissimo e scappai a fare un giro in moto. Pensai che quella fosse la vera libertà. Non mi sembrava possibile. Mi sentivo grande. In realtà non era cambiato molto rispetto ai minuti prima di sedermi davanti ai professori, ero lo stesso diciottenne, ma avevo comunque affrontato quella prova a cui pensavo da mesi e da quel momento in poi nessuno al mondo avrebbe più potuto strapparmi quel risultato. Era mio per sempre”.
 
Che voto ha preso?
“60/60, il massimo”
 
Si ricorda il tema d’italiano che hai affrontato?
“Era su Montale, un poeta che amo molto, ma di cui si parlò poco e troppo rapidamente durante l'anno scolastico, secondo me. Ricordo che dovemmo indicare la sua poetica facendo dei confronti tra i testi e riportando esempi concreti. È un terreno su cui mi muovo bene, perché amo analizzare e indagare, anche troppo”.


 
Se fossi lei a scegliere le tracce per lo scritto d’italiano, quali sarebbero gli argomenti più indicati su cui far cimentare i ragazzi (attualità, storia, ricorrenze)? Di queste quale affronterebbe?
“La buona poesia, sempre troppo messa da parte e invece capace di emozionare e far crescere, le analisi sui cambiamenti della società e i rapporti tra le persone (anche nelle sfumature più tremende e cupe, come la violenza, il bullismo etc), la storia sicuramente, per ricordare i nessi di causa ed effetto tra passato e presente. Le affronterei tutte perché mi affascinano e obbligano a tenerci informati, aver spirito critico e anche a ripassare gli argomenti. Insomma, sono stimolanti”.
 
Mentre quale potrebbe essere l’autore/autrice italiano più indicato?
“Dario Fo, ad esempio, ma anche Aldo Busi, Pasolini, la Pivano, senza dimenticare Oriana Fallaci. Insomma, autori capaci di provocare grandi riflessioni e mettere in discussione i luoghi comuni”.
 
Se ci fosse una traccia sulla letteratura, quale sarebbe il tema?
"Posso dirti quella che potrebbe essere la mia preferita quest'anno? Una riflessione su quello che fu il discorso tenuto in occasione del conferimento del Premio Nobel a Wislawa Szymborska ‘L’ispirazione non è un privilegio esclusivo dei poeti o degli artisti in genere. C’è, c’è stato e sempre ci sarà un gruppo di individui visitati dall’ispirazione. Sono tutti quelli che coscientemente si scelgono un lavoro e lo svolgono con passione e fantasia. Ci sono medici siffatti, ci sono pedagoghi siffatti, ci sono giardinieri siffatti e ancora un centinaio di altre professioni. Il loro lavoro può costituire un’incessante avventura, se solo sanno scorgere in esso sfide sempre nuove. Malgrado le difficoltà e le sconfitte, la loro curiosità non viene meno. Da ogni nuovo problema risolto scaturisce per loro un profluvio di nuovi interrogativi. L’ispirazione, qualunque cosa sia, nasce da un incessante non so’. Non male, vero? Molto attuale”.
 
In che modo dovrebbero affrontarla i ragazzi per fare un buon compito?
“Sembra una frase banale, ma non lo è, me l'hanno sempre ripetuta e mi ha aiutato molto: bisogna dare davvero il meglio di se stessi, senza alibi e scuse, senza cercare di giustificarsi se non si è fatto davvero il meglio che si poteva. Non c'è nulla di peggio che mentire a se stessi. Dare il meglio di sé non significa arrivare alla perfezione. Vuol dire sapere davvero che più di quello non eravamo in grado di fare e lo abbiamo fatto. Ciò significa essere maturi”.
 
Martedì 13 Giugno 2017 - Ultimo aggiornamento: 17:36
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