FECONDAZIONE IN VITRO: altissime percentuali di successo e meno rischi per la donna grazie a nuove tecniche

Grazie alla diagnosi preimpianto sugli embrioni ed un miglioramento delle qualità del tessuto uterino(endometrio)è oggi possibile ottenere il 70% di gravidanza dopo il trasferimento in utero di un singolo embrione detto blastocisti. Fino ad oggi le tecniche di fecondazione assisita (FIVET,ICSI,IMSI) presentavano , come evidenziato dai dati riportati dal registro Nazionale dell’Istituto Superiore di Sanità basse percentuali di successo essenzialmente perché molti degli embrioni ottenuti in vitro o non sono in grado di impiantarsi nell’utero materno o abortiscono entro il primo trimestre di gravidanza.Recentemente diversi studi scientifici internazionali hanno chiarito che l’impianto degli embrioni nell’utero non dipende dalla loro qualità morfologica come un tempo si pensava ma piuttosto da due fattori critici:per il 70% dalla loro normalità genetica e per il 30% dalla capacità del tessuto all’interno dell’utero detto endometrio di produrre alcune molecole critiche. Grazie a queste ricerche si è potuto scoprire che anche nelle pazienti giovani(età<35 anni) il 40-50% degli embrioni prodotti in un trattamento di fecondazione in vitro non è sano geneticamente presenta cioè un alterato del numero dei cromosomi (aneuploidie)indipendentemente dalla qualità morfologica degli stessi e dallo stato genetico dei genitori. .Se vogliamo pertanto dare ad una coppia le massime possibilità di successo con una tecnica do fecondazione in vitro dobbiamo cercare di agire su entrambe queste componenti. Le anormalità cromosomiche possono derivare sia dall’ ovocita soprattutto con l’avanzare dell’età materna (>36 anni secondo la Società europea della Riproduzione Umana) sia dall’embrione nelle prime tre moltiplicazioni cellulari che esso compie ed è proprio per questo che attualmente la diagnosi genetica preimpianto (PGS)viene effettuata sulle blastocisti,il massimo grado possibile di evoluzione di un embrione in vitro che è quello che poi fisiologicamente si impianta nell’utero materno. Le conseguenze cliniche del trasferimento in utero di un embrione geneticamente malato sono: a)ripetuti fallimenti della fecondazione in vitro b)aborto spontaneo c)aborto terapeutico per patologie cromosomiche fetali accertate mediante diagnosi genetica prenatale (villo centesi,amniocentesi). L’articolo 14,comma 5,legge 40/2004,consente a tutte le coppie che si sottopongono alla PMA (FIVET,ICSI,IMSI)il diritto di conoscere lo stato di salute dei propri embrioni prima che questi vengano trasferiti all’interno dell’utero materno. La recente tecnica di analisi cromosomica mediante array –CGH (comparative genomic hybridization) consente di valutare, a differenza delle precedenti, tutti i cromosomi dell’embrione con notevoli vantaggi clinici come scientificamente dimostrato. La tecnica di biopsia viene effettuata a livello di blastocisti (embrioni in V giornata di sviluppo) sulle cellule del trofoectoderma e non a livello dell’embrione. E’stato dimostrato che il patrimonio cromosomico delle cellule del trofoectoderma è identico al 100% a quelle embrionarie. Tale tipo di biopsia presenta i seguenti vantaggi: affidabilità dell’analisi per riduzione drastica del fenomeno del mosaicismo (presenza contemporanea nello stesso embrione di linee cellulari a patrimonio cromosomico differente) assenza di impatto negativo della biopsia sull’impianto embrionario, cosa che invece si può verificare effettuando la biopsia sugli embrioni in giorno III di sviluppo. Ulteriori studi evidenziano l’assenza di qualsiasi impatto della biopsia embrionaria sulla salute del nascituro. Molti studi scientifici internazionali evidenziano che a prescindere dall’età della donna il trasferimento di un ‘unica blastocisti sana consente di ottenere circa il 70 % di successo .Le percentuali di errore della tecnica è inferiore all’1%.Le percentuali di aborto sono del5-10& I pazienti per i quali è indicata questa tecnica sono -pazienti giovani nei quali si voglia effettuare un embrio transfer singolo,ottimizzando le % di impianto e azzerando quasi le possibilità di gravidanze multiple. -pazienti con età materna avanzata (>36 anni compiuti) - pazienti con abortività ripetuta (almeno tre aborti ) -pazienti con ripetuti insuccessi (almeno tre tentativi o più di dieci embrioni trasferiti) Attualmente possono accedere alla diagnosi preimpianto(PGD) tutte le coppie infertili portatrici di malattie genetiche la cui origine(mutazione) è conosciuta.Viene costruita una sonda ad hoc per la coppia portatrice con cui testare successivamente gli embrioni.In questa maniera è possibile riconoscere gli embrioni sani o portato sani da quelli malati e quindi traferire nell’utero solo quelli clinicamente non affetti.Anche questa tecnica nei laboratori più avanzati viene oggi effettuata a livello di blastocisti in quanto la analisi simultanea sia del numero dei cromosomi che della malattia di base consente un raddoppiamento delle percentuale di successo rispetto all’analisi degli embrioni effettuata al 3 giorno di vita .Moltissimi pazienti portatori ad es. di malattie genetiche come l’anemia mediterranea, la fibrosi cistica, l’emofilia, la distrofia muscolare, l’X fragile ,per elencare solo le più comuni,hanno oggi potuto avere un figlio sano.Anche pazienti portatori di anomalie cromosomiche Attualmenete più di 150 bambini sani sono nati nel nostro Centro da coppie portatrici di gravi malattie genetiche.strutturali(inversioni,traslocazioni)possono accedere a questa speciale tecnica Attualmenete più di 150 bambini sani sono nati nel nostro Centro da coppie portatrici di gravi malattie genetiche. La diagnosi può essere effettuata sia su embrioni freschi sia su embrioni congelati già prodotti in precedenti cicli di PMA. I vantaggi della tecnica di diagnosi preimpianto sono sia di tipo preventivo (riduzione del rischio riproduttivo), terapeutico (riduzione del rischio di abortività spontanea o terapeutico) e migliorativo (aumento delle percentuali di successo delle tecniche di PMAindipendentemente dalle indicazione) .Le percentuali di impianto embrionario risultano essere del 58% rispetto al 15% didella tecnica classica mentre quelle di gravidanza clinica del 69% rispetto al 30-40%. Una volta che noi abbiamo embrioni sani dobbiamo migliorare la qualità del “terreno”in cui andiamo ad impiantarli,questo terreno si chiama endometrio ed è il tessuto che riveste l’utero,quello sul quale viene depositato l’embrione.Molti studi scientifici internazionali hanno evidenziato che se si effettua un particolare“graffio” sull’utero in maniera del tutto indolore(tecnica denominata pipelle) nel ciclo precedente al trasferimento embrionario si è avuto un notevole aumento delle percentuali di impianto degli stessi e conseguentemente delle % di gravidanza.Ciò perché questo particolare tipo di grafffio aumenta la produzione di specifiche sostanze che intervengono in questa fase delicata dette citochine. Sicuramente anche una migliore selezione degli spermatozoi da iniettare all’interno dell’ovocita puo contribuire sensibilmente ad aumentare le % di successo.In questo si sono rivelate fondamentali due tecniche:la selezione ad iperingrandimento degli spermatozoi (IMSI)e la selezione degli spermatozoi con un DNA integro(zeta potential,MACS). .Oggi non è più giustificato che la coppia si rechi all’estero per ricorrere alla fecondazione in vitro.Recentemente una sentenza della Corte Costituzionale ha abbattuto anche l’ultimo baluardo :la fecondazione in vitro eterologa(ovodonazione,spermio donazione), ed anche il congelamento degli embrioni qualora nel programma di fecondazione in vitro quando non tutti gli embrioni formati in vitro possono essere trasferite nell’utero femminile.Questo risulta particolarmente vantaggioso perché in caso di fallimento o di secondo figlio l’embrione può essere trasferito nell’utero senza sottoporre più la donna a trattamenti ormonali


Ultimo aggiornamento: Giovedì 1 Ottobre 2015, 18:19
© RIPRODUZIONE RISERVATA