Scuola, Azzolina: «Le mie sono scelte condivise, alle provocazioni dico basta»

di Simone Canettieri
Una ministra nel mirino. Della satira, poco male (e va detto che l'imitazione di Sabina Guzzanti è fantastica, e le piace). Il problema di Lucia Azzolina, titolare dell'Istruzione, non sono nemmeno le bordate dell'opposizione. Ma le critiche dirette, i sopraccigli alzati che arrivano dalla sua maggioranza. Fronte Pd-Italia Viva. È nel mirino, appunto. Il suo nome gira tra quelli rimpastabili. Nonostante il muro eretto dai colleghi e dai vertici del M5S. Si sente sott'attacco? «Le critiche servono, le polemiche molto meno. Ho letto anche tante provocazioni. Dispiace perché colpiscono la scuola, non me», dice la ministra in un corridoio della Camera subito dopo aver parlato in Aula.

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Al di là dell'intesa sul decreto scuola rinviata a un vertice di maggioranza previsto per oggi a con il premier Conte, rimane intorno a lei la sensazione che tanti attacchi siano finalizzati ad altro: la sua sostituzione.
Insomma, Azzolina inutile girarci intorno: è consapevole delle manovre dietro di lei? Prima una risata, poi le sue braccia che si aprono: «Non credo che in piena emergenza ci sia davvero il tempo di dedicarsi a questo». E però l'aria è così così. Anche se mentre parla sono in corso contatti con il ministro della Salute Roberto Speranza per fare sponda: cosa che avviene.
D'altronde la decisione di chiudere le scuole per il coronavirus e poi di rimettere in dubbio il concorso per i docenti precari è il frutto di un'intenzione politica condivisa, certo, ma di dati e pareri scientifici. «Posso dire - continua la ministra - di aver un ottimo rapporto con tutti i colleghi di Governo. Abbiamo preso tutti insieme la decisione sulla chiusura delle scuole, ed è stata una decisione sofferta, ma responsabile».
 

Più che del passato occorre ragionare sul futuro prossimo. E sulla possibilità che il concorsone per gli insegnanti possa fare i conti con un ritorno della pandemia. Uno scenario calcolato, fa capire Azzolina. Per il quale ha già in mente un piano B che porterà di sera al vertice con il presidente del Consiglio. E qui la ministra sembra perdere la pazienza, costretta a ripetere una via d'uscita che va dicendo ormai da tempo. Ovvero: « «Ho accolto la preoccupazione di chi teme che con il Coronavirus non si possa fare il concorso ad agosto. Per questo ho proposto di coinvolgere il Cts. Se il contagio malauguratamente risalisse è pronto un piano b. L'importante è voler trovare un accordo. Io lavoro per soluzioni efficaci e condivise».

Intanto, però la situazione continua a essere complicata. E piena di attori pronti a recitare la parte dei protagonisti. A partire dalla Cgil che minaccia uno sciopero contro la ministra. Un'iniziativa benedetta anche dal capogruppo del Pd in Senato Andrea Marcucci con queste parole a dir poco ostili affidate a questo tweet: «In questa situazione di emergenza, e con tutte le difficoltà che sta registrando la scuola, sono comprensibili le ragioni che stanno convincendo i sindacati ad indire uno sciopero».
Ecco cosa risponde ministra a quanto le abbiamo appena letto? «Ai sindacati dico: Abbiamo un obiettivo comune: avere i docenti in classe a settembre». Inutile insistere, Azzolina fa capire con una gestualità chiara che non intende alimentare questo gioco, il fuoco amico della sua maggioranza. Ma cosa propone nel merito per superare questo clima di sospetti e veleni? «Ci sono bandi già pubblicati per assumere 80 mila assunzioni, è un risultato enorme. I concorsi vanno avanti in tutta la Pa e nell'università perché a scuola no?».
Di sicuro c'è la palude che si intravede di prima mattina, appena la ministra riesce a prendere una pausa tra un intervento e l'altro a Montecitorio. Il timore, evocato da molti, e che il decreto Scuola possa finire in un tunnel. Peggio: un vicolo cieco. Ecco, Azzolina teme che salti tutto? «Non scherziamo col fuoco. In ballo c'è il futuro degli studenti».
Ultimo aggiornamento: Venerdì 22 Maggio 2020, 12:33
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