«Scuola, troppa confusione», le Regioni contro il ministro Azzolina,
ora le linee guida cambiano

di Rosario Dimito
Governatori, genitori, insegnanti, sindacati, politica: tutti contro le linee guida della ministra Lucia Azzolina di riapertura della scuola a settembre: «C’è troppa confusione». E in nottata, nel corso di una riunione tecnica, dovrebbero essere state cambiate le modalità per tornare fra i banchi: misure di distanziamento, turni, autonomia, ruolo dei presidi.

Scuola, il preside Rusconi: «Il ministro Azzolina scarica responsabilità, ci saranno problemi con gli spazi»

Scuola, gli studenti di Roma: «Ci siamo abituati alla didattica a distanza, ma fateci tornare in classe»

E’ quanto concordato mercoledì sera ieri sera in un vertice di tre ministri (Azzolina, Francesco Boccia, FRoberto Speranza) con le regioni (Stefano Bonaccini, Attilio Fontana, Massimiliano Fedriga): questo vertice ha ricucito i rapporti fra le parti, dopo le parole di Bonaccini («linee guida condivise, non imposte») mentre il ministro degli Affari regionali ha auspicato «un lavoro di forte collaborazione come è stato fatto durante tutta l’emergenza Covid-19».

Nel pomeriggio in videoconferenza la titolare dell’Istruzione ha illustrato le nuove linee guida ai direttori generali regionali, allo staff del ministero e ai rappresentanti dei sindacati nazionali mentre già montava la protesta da parte di genitori e insegnanti. Secondo le linee guida, che adesso potrebbero cambiare, scuole elementari, medie e secondarie potranno riaprire i battenti sulla base della flessibilità orario e organizzativa demandate alle singole scuole riunite attorno a tavoli regionali, insediati presso gli uffici scolastici regionali del ministero dell’lstruzione, cui partecipano i soggetti e gli operatori coinvolti nell’ambito del sistema scolastico.
 
INGRESSI
La bozza della Azzolina, prevede una riduzione-smembramento delle classi troppo numerosi, in più gruppi di apprendimento. La composizione-scomposizione delle classi per gruppi di apprendimento secondo materie affini. Riarticolazione degli ingressi e uscite in turni differenziati, anche variando l’applicazione delle soluzioni in relazione alle fasce di età degli alunni e degli studenti nei diversi gradi scolastici. Per le scuole secondarie di II grado, viene data la possibilità alle scuole di attività didattica in presenza ma anche di didattica digitale integrata, cioè da remoto dove però, le opportunità tecnologiche, l’età e le competenze degli studenti lo dovessero consentire. L’aggregazione delle discipline in aree e ambiti disciplinari, ove non già previsto dalle recenti innovazioni ordinamentali. In più sarà previsto per le scuole medie e superiori la possibilità di frequenza nella giornata di sabato.

Le critiche da parte del mondo scolastico coinvolto riguardano il fatto che non ci sarebbero le condizioni per attuare questo piano. «Occorre ridurre gli alunni per classe e quindi avere più docenti a disposizione», commenta Pino Turi, segretario nazionale Uil scuola, presente all’incontro con la ministra, «più collaboratori scolastici per l’igienizzazione necessaria, presidi sanitari che possano intervenire se e quando dovessero verificarsi focolai infettivi». 

La Azzolina si sarebbe impegnata a trovare ulteriori risorse perchè è sua intenzione riaprire le scuole a settembre per rimettere in azione la popolazione degli studenti. «Non è accettabile che lo stato ceda le sue prerogative al privato per surrogare la mancanza di attività didattica», prosegue Turi. Questo perchè nelle linee guida si fa riferimento all’utilizzo di personale volontario del cosiddetto terzo settore. 

«Mancano un cronoprogramna definitivo e risorse certe. Le domande sui tempi scolastici ridotti, le aperture frazionate, i plessi sovraffollati non hanno trovato alcuna risposta», ha affermato Maddalena Gissi, segretaria generale Cisl Scuola.
 

Ultimo aggiornamento: Giovedì 25 Giugno 2020, 11:59
© RIPRODUZIONE RISERVATA