Scuola, gli studenti di Roma: «Ci siamo abituati alla didattica a distanza, ma fateci tornare in classe»
di Camilla Mozzetti

Scuola, gli studenti di Roma: «Ci siamo abituati alla didattica a distanza, ma fateci tornare in classe»

Sono cresciuti in fretta, lo sanno e lo confessano senza tuttavia vantarsene. Hanno provato a restare insieme separati dallo schermo di un computer. Hanno fatto i conti con la paura di non avere quel giorno il pc di casa a disposizione perché magari serviva al fratello più grande per l'interrogazione di Fisica o al papà che non poteva proprio saltare quella "video-call" con i colleghi dell'azienda. Hanno fatto i conti con il timore di essere assenti perché la connessione andava e veniva. I conti con l'ansia di non riuscire a capire e dover comunque andare avanti. Perché nessun professore si poteva “braccare” lungo il corridoio al cambio d'ora per chiedergli se Cicerone avesse davvero così ragione a rintracciare un nesso consequenziale tra onestà e giustizia.

Nessuno gliel'aveva annunciato e loro, gli studenti delle scuole superiori della Capitale, da un giorno all'altro si sono trovati catapultati nell'emergenza del Covid-19. Non come pazienti ma come persone a cui una parte importante della propria vita era stata modificata senza possibilità di replica. Migliaia di ragazzi che hanno fatto i conti con timori profondi, affievoliti e sedati in alcuni casi da una didattica a distanza che ha funzionato, acuiti nelle situazioni dove non tutti avevano un supporto, una connessione stabile di rete.

E ora, che sembrava arrivata la fine, forse si ricomincia come prima. Settembre è quasi dietro l'angolo ormai e molti ragazzi potrebbero tornare ancora a fare lezione da casa. Le scuole sono tante e su quelle romane in primis grava un peso insopportabile: il sovraffollamento delle classi che nella Capitale, ad esempio, non permetterà di garantire la presenza a tutti gli studenti e, al contempo, il rispetto delle misure di sicurezza anti-contagio. A meno che non si trovino spazi alternativi senza poter contare su nuove scuole giacché la Città Metropolitana ha fatto sapere che tutti i plessi disponibili sono occupati.

Come la vivono gli studenti? Sono contenti? Arrabbiati? Sollevati? C'è un po' di tutto nelle loro parole, nelle voci di chi dovrà iniziare il primo anno del triennio o prepararsi, ad esempio, all'ultimo sforzo in vista dell'Esame di Stato 2021. Tante voci che sono diverse perché raccontano una scuola costretta ad abdicare a quel formale principio di unicità per frazionarsi in molti piccoli universi.

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Una riflessione però è unica: «Senza scuola, quella vera, non riusciamo a stare», dicono loro i diretti interessati. Perché sì, la didattica a distanza può funzionare «ma ci perdiamo un mondo di occasioni». «Dopo lo spiazzamento iniziale – racconta Cecilia Mazza 16 anni, studentessa del liceo Classico Pilo Albertelli – ci siamo assestati con i professori e tra noi compagni ma sicuramente non è la stessa cosa di fare lezione in presenza. In questi mesi mantenere l'attenzione è stato un po' difficile, non abbiamo fatto l'orario normale perché i prof. non ci potevano tenere ore davanti a un pc perché era pesante, alcune lezioni sono state tagliate, altre fatte senza riunire la classe virtuale ma solo con compiti o materiali da studiare seguendo la video spiegazione della professoressa che però non poteva rispondere a qualche lecito dubbio». E se si dovesse ripartire così anche a settembre? «Io inizierò il terzo anno, dovrò misurarmi con materie nuove come Filosofia, Fisica, Storia dell'Arte e l'idea un po' mi spaventa perché temo che qualcosa si perderà». «Al primo anno di scuola quando ho iniziato a studiare il Greco è stato fondamentale per me il confronto diretto con il professore per capire il metodo e credo che per ogni materia mai studiata prima si debba fare lezione in presenza», conclude la studentessa dell'Albertelli.

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A cui fa eco un'altra ragazza, Sara Dospinescu promossa a giugno al quinto anno del Classico Giulio Cesare. «A settembre si dovrebbe riuscire a garantire la presenza almeno ai nuovi iscritti ma anche a chi inizia il terzo anno, che rappresenta una fase di passaggio per tutti gli indirizzi scolastici, e per chi dovrà fare l'ultimo anno. Se poi si decidesse di continuare anche con la didattica a distanza si devono assicurare a tutti gli studenti le stesse possibilità. La mia classe non ha avuto problemi, ma credo che tante difficoltà abbiano scandito la scuola in Italia e anche a Roma. Io sono figlia unica, ho avuto a disposizione un computer solo per me, ma chi non si trova nelle mie condizioni?». In vista del nuovo anno scolastico «Si pensa anche di far tornare nelle classi gruppi alternati: sarebbe ancora peggio - conclude la giovane - perché va a svantaggio di tutti: c'è chi sarebbe in classe e chi no. Non viviamo tutti la stessa esperienza allo stesso modo e non tutte le giornate sono uguali».

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Anche Alessandro Caschel - studente del liceo Caetani che dovrà sostenere la Maturità il prossimo anno - la pensa così. «La dad in linea di massima è andata bene, ogni giorno facevamo 4 ore di lezione con sei moduli da 40 minuti, abbiamo completato i programmi e in alcuni casi c'è stato tempo anche per degli approfondimenti.  Siamo stati obbligati e ci siamo organizzati tutti: studenti e professori per non perdere l'anno ma non può diventare la nostra normalità». Perché? «Una delle cose che mi è più mancata – conclude Alessandro – è stata l'animosità delle giornate. Stare sempre davanti allo schermo dà un risultato piatto in termini di relazioni umane. E sicuramente posso iniziare l'ultimo anno di scuola così, è affrontabile, del resto se la vita ti mette davanti dei limoni l'unica cosa che puoi provare a fare è una buona limonata, ma spero che non duri per sempre, che arrivi la fine o che si possa usare la didattica a distanza solo come sistema integrato alla modalità ordinaria». Quando a scuola ci si va varcando la soglia di un portone.

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Ultimo aggiornamento: Giovedì 25 Giugno 2020, 07:44
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