Marte, lago di acqua salata sotto la superficie. Scoperta italiana: «Possibili forme di vita»
di Paolo Ricci Bitti

Marte, lago di acqua salata sotto la superficie. Scoperta italiana: «Possibili forme di vita»

I rabdomanti del cosmo e le loro lunghe bacchette hanno fatto centro: acqua liquida e salata su Marte. E in abbondanza tale da creare un ambiente potenzialmente favorevole - adesso o in passato - a forme di vita nemmeno così infinitesimali come i batteri.



Che balzo per la Scienza e la sua eterna caccia ad esistenze aliene. Una scoperta clamorosa tanto che la rivista Science dedicherà la sua prossima copertina a questa ricerca che per di più conferma lo strettissimo legame fra l’Italia e il Pianeta Rosso: sono italiani i leader di questa esplorazione a 225 milioni di chilometri dalla Terra.

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Quel ramo del lago di Marte è stato individuato grazie al radar italiano Marsis (Mars Advanced Radar for Subsurface and Ionosphere Sounding) della sonda orbitale europea Mars Express sotto il Polo Sud, a una profondità di un chilometro e mezzo rispetto alla crosta di invivibile ghiaccio. Un bacino dal diametro di 20 chilometri  (un po' meno del lago di lago di Bracciano) e dallo spessore – si presume – di almeno qualche metro, anche se il dato potrebbe dilatarsi di parecchio. Acqua liquida ed evidentemente salata perché altrimenti il radar avrebbe individuato un gigantesco ma assai meno interessante e promettente iceberg dato che da quelle parti, scendendo verso il cuore di un pianeta morto e senza attuali attività vulcaniche, il termometro scende a meno 150 gradi.

Un momento, ma della presenza di acqua sull’arido e desertico e in pratica privo di atmsosfera Marte non sono decenni, se non secoli che si parla? E non si è già appurata in precedenza la sua esistenza grazie ad altre missioni, a cominciare da quella pionieristica della sonda americana Mariner 4 nel 1965? In rete, poi, non si contano gli annunci di tale e talaltra ricerca che confermano la circostanza. Tre anni fa, ad esempio, a dare fiato le trombe fu la Nasa proprio in coincidenza (guarda un po’) dell’uscita del film The Martian di Ridley Scott con Matt Damon.

La scoperta dell’acqua calda, insomma, quella annunciata oggi nella sede dell’Agenzia spaziale italiana a Tor Vergata? No, proprio no: stavolta c’è la pistola fumante, la prova provata di questo meraviglioso traguardo raggiunto grazie alle intuizioni dello scienziato italiano Giovanni Picardi, della Sapienza di Roma, scomparso tre anni fa. Suggestioni e ipotesi vengono spazzate via dalla completezza dei dati raccolti e analizzati dal 2015 a oggi dagli scienziati di Asi, Inaf, Cnr e università Roma Tre, Sapienza e D’Annunzio che hanno fatto fare un salto ai colleghi di tutto il mondo.

Non si tratta più di presunte vene d’acqua superficiali ghiacciate o di permafrost, lo strato più esposto del terreno intriso di acqua ugualmente ghiacciata. Ambienti invero ostili per gran parte delle forme di vita. No, questa volta è stata individuata acqua allo stato liquido, salata (con i sali che fanno appunto da antigelo) e in un ambiente riparato dalle micidiali radiazioni che da tre miliardi di anni inceneriscono la crosta marziana fino a una profondità di 80 centimetri. E ora qualche ingrediente per un incoraggiante e riparato brodo primordiale sembra insomma già esserci.

A confermarlo in maniera inconfutabile sono gli echi delle onde lanciate dal radar Marsis che equipaggia la sonda Mars Express lanciata da Bajkonur nel 2003, in volo orbitale fino a 250 chilometri di altezza (un’inezia) dalla terra rossa. E’ lo strumento, ricorda Enrico Flamini, capo degli scienziati dell'Asi, ideato da Piccardi e realizzato da Asi e Thales Alenia Space-Italia con l’aiuto della Nasa che già nella missione Apollo aveva testato tecnologie di questo tipo.

Marsis dispone di due esili antenne di kevlar lunghe 20 metri (altro che Matt Damon, qui siamo con Russell Crowe nel film The water diviner, il Rabdomante, appunto) e, grazie alle sue frequenze, è in grado di investigare fino a 5 chilometri di profondità su Marte. Le onde poi rimbalzano e grazie a questi echi gli scienziati capiscono che cosa hanno attraversato. Nessun dubbio: i risultati marziani nella regione di Planum Australe sono paragonabili in tutto e per tutto a quelli ottenuti con gli stessi sistemi scandagliando il sottosuolo dell’Antartide terrestre sempre alla ricerca di acqua.



Del resto Marte – e qui si fonda gran parte del fascino per il Pianeta Rosso da Aristotele a Galileo a Schiaparelli fino ai giorni nostri – rappresenta il futuro della Terra lontano sì, nel tempo, miliardi di anni, ma già adesso utile da studiare se si vogliono comprendere le ragioni della vita e della morte di un pianeta e di ciò che porta a spasso nello spazio, magari per agire – senza deliri di onnipotenza, ci mancherebbe – in sua (e nostra) maggiore tutela.



La presenza di acqua allo stato liquido (e non così irraggiungibile per tecnologie che saranno in grado di piantare le tende su Marte) rilancia allora la possibilità della presenza anche attuale di vita sul Pianeta Rosso e permette anche di pianificare con maggiori certezze missioni di colonizzazione che per forza di cose i Parmitano o le Cristoforetti del futuro non potranno trasportare lassù ogni cosa dalla Terra.

Nell’articolo pubblicato da Science si sottolinea inoltre che il lago marziano potrebbe essere solo il primo di altri bacini sotterranei: servirà altro tempo, infatti, per studiare la formidabile massa di dati fornita in questi 12 anni dal radar Marsis che sono stati inoltre incrociati con quelli di un altro radar italiano, lo Sharad, installato sulla sonda Mro della Nasa. Dati che saranno esaminati anche dalla Nasa che due mesi fa ha annunciato la scoperta di molecole organiche da parte del rover Curiosity nel cratere Gale.

E poi quest’acqua liquida e salata individuata sotto il Polo Sud marziano collega le prime visioni dell’astronomo italiano Giovanni Schiaparelli (1877) alla seconda tappa della missione europea a guida italiana Exomars del 2020. Schiaparelli credette di individuare canali scavati un tempo dall’acqua sulla superficie di Marte (poi nella traduzione inglese i canali spontanei divennero artificiali alimentando il mito dei marziani), mentre il trapano della  Leonardo del rover Exomars potrà per la prima volta perforare il terreno marziano fino alla profondità di due metri rispetto ai pochi centimetri dei robot attuali, raggiungendo così strati riparati dalla radiazioni che oltre all’acqua potrebbero ospitare forme di vita o tracce della loro esistenza.



GLI SCIENZIATI
Grazie soprattutto alla sonda Viking della Nasa dal 1976 era diventato evidente il fatto che la superficie di Marte fosse un tempo coperta da mari, laghi e fiumi e le successive missioni hanno confermato sempre più tale presenza. «Il grande dilemma era quindi quello di dove sia finita tutta quell’acqua – racconta Roberto Orosei dell’Inaf, primo autore dell’articolo - Buona parte di questa è stata portata via dal vento solare, che spazzò quella che mano a mano si vaporizzava dalla superficie degli specchi d’acqua. Un’altra significativa porzione è depositata sotto forma di ghiaccio nelle calotte, soprattutto quella nord, e negli strati prossimi alla superficie o è legata al terreno nel permafrost. Ma una parte doveva essere rimasta intrappolata nelle profondità e potrebbe ancora trovarsi allo stato liquido». Questo era ciò che si ipotizzava a metà degli anni ’90, quando la missione Mars Express fu annunciata dall’Agenzia Spaziale Europea e l’Asi propose di adottare un radar a bassa frequenza per investigare il sottosuolo a grande profondità. Strategia che si è rivelata vincente.

«Questi risultati indicano che ci troviamo probabilmente in presenza di un lago subglaciale - dice Elena Pettinelli, responsabile del Laboratorio di Fisica Applicata alla Terra ed i Pianeti dell’Università Roma Tre e co-investigatore di Marsis - simile ai laghi presenti al di sotto dei ghiacci antartici, relativamente esteso e con una profondità certamente superiore alla possibilità di penetrazione delle frequenze usate da Marsis. In alternativa potrebbe trattarsi di un acquifero profondo nel quale l’acqua liquida riempie i pori e le fratture della roccia. Non siamo attualmente in grado di stimare con precisione la profondità del lago, ovvero dove si trova il fondo del lago o la base dell'acquifero, ma possiamo senza dubbio affermare che sia come minimo dell’ordine di qualche metro».

IL PRESIDENTE BATTISTON
Roberto Battiston, presidente dell'Asi, «Questa scoperta è una delle più importanti degli ultimi anni. Sono decenni che il sistema spaziale italiano è impegnato nelle ricerche su Marte insieme a Esa e Nasa. I risultati di Marsis confermano l’eccellenza dei nostri scienziati e della nostra tecnologia, e sono un ulteriore riprova dell’importanza della missione Esa a leadership italiana ExoMars, che nel 2020 arriverà sul Pianeta Rosso alla ricerca di tracce di vita».  

LE "FIRME" DELLA RICERCA
Roberto Orosei, S. E. Lauro, Elena Pettinelli, A. Cicchetti, M. Coradini, B. Cosciotti, F. Di Paolo, Enrico Flamini, E.
Mattei, M. Pajola, F. Soldovieri, M. Cartacci, F. Cassenti, A. Frigeri, S. Giuppi, R. Martufi, A. Masdea, G.Mitri, C. Nenna, R. Noschese, M. Restano, R. Seu. 

 
Mercoledì 25 Luglio 2018 - Ultimo aggiornamento: 18:15
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