Il cervello umano programmato per l'autoestinzione, lo sostiene una ricerca italiana. Ma un rimedio c'è
di Paolo Travisi

Il cervello umano programmato per l'autoestinzione, lo sostiene una ricerca italiana. Ma un rimedio c'è

Il cervello umano programmato per l'estinzione della specie. Il risultato della ricerca condotta dall'italiano Paolo Rognini, dell'Università di Pisa è sorprendente ed inquietante. Ma spiega anche tanti comportamenti autolesivi. Secondo la tesi dello scienziato infatti, alcuni nostri atteggiamenti rispondono a stimoli antichi, di natura predatoria, che non si sono adattati alle esigenze dell'era contemporanea.

E' come se ancora avessimo bisogno di cacciare per nutrirci, quando invece ci basta andare al supermercato. L'istinto predatorio ci spingerebbe non solo a conquistare, ma a predare l'ambiente, quindi a sfruttare oltre il necessario ogni elemento naturale disponibile, fino all'esaurimento, quindi alla distruzione del pianeta. L'autoestinzione dell'essere umano sarebbe la conseguenza ultima ed estrema. Rognini nella sua tesi è convinto che il nostro cervello, come quello degli animali, “dia ancora risposte ancestrali, non più adatte ad un contesto ambientale completamente diverso, per questo è indispensabile intervenire subito, senza aspettare un nuovo atteggiamento dettato dai lunghi tempi dell'evoluzione”.

Se per milioni di anni l'uomo ha cercato di controllare l'ambiente, oggi, che non c'è più quell'esigenza primaria, il cervello ha comunque conservato quella spinta. “Non possiamo aspettare 300 mila anni – considera il ricercatore – che sottolinea l'unico rimedio possibile. La cultura. L'esempio più evidente è quello sullo sfruttamento delle risorse. Se smettiamo di crederle inesauribili, dunque abbattiamo le nostre convinzioni culturali, allora forse salveremo il nostro pianeta. E noi stessi.
Martedì 11 Settembre 2018 - Ultimo aggiornamento: 16:59
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