Coronavirus, il virologo sui test sierologici: «Hanno una validità relativa, nessuna patente di immunità»

I testi sierologici hanno una validità relativa, almeno in questa fase. A spiegarlo è Fabrizio Pregliasco, virologo dell'Università Statale di Milano e direttore sanitario dell’Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano che intervistato da FanPage ha spiegato alcuni temi ricorrenti in questi giorni, dalla validità dei test sierologici all'andamento del coronavirus in Lombardia.

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Il professore spiega che gli ultimi dati sulla pandemia fanno ben sperare ma chiarisce: «Si tratta ancora di un andamento lineare, sono sempre nuovi casi ma sempre meno, si ritorna a una situazione meno drammatica. Le Regione del Sud tengono, rimangono Milano e provincia come situazioni a rischio». L'esperto spiega che l'atteso picco potrebbe arrivare per la fine del mese, ma sul "dopo" resta cauto.

«Il primo elemento da dire è questo: che quando si ripartirà si dovrà pensare anche a richiusure parziali in caso di nuovi focolai. Il grosso del lavoro sarà riorganizzare le modalità con cui individuare nuovi focolai e bloccarli», chiarisce poi che le aziende si dovranno preoccupare di far mantenere le giuste distanze ai lavoratori e dotarli di adeguate protezioni. 

 Pregliasco poi chiarisce: «Gli aspetti della socialità saranno gli ultimi a ripartire. Si deve immaginare che le discoteche rimarranno chiuse, le partite di calcio saranno senza pubblico, nei bar e ristoranti i tavoli dovranno essere distanziati almeno due metri tra loro per poter far passare i camerieri con adeguati dispositivi di protezione e gli stessi tavoli non dovranno essere affollati».

Su test sierologici infine spiega che non è ancora possibile parlare di test di immunità, occorre una messa a punto dei test perché possano essere attendibili al 100%, non è quindi ancora possibilie parlare di patenti di immunità. «Il test va provato a distanze diverse, perché ci sono due tipi di immunoglobuline (anticorpi che il nostro organismo produce in caso di contagio, ndr): quelle cosiddette Igm che vanno dai 7 ai 20 giorni, e sono il segno di un'infezione in atto, sostanzialmente, con però un periodo "finestra" di una settimana. E poi ci sono le Igg che cominciano dal 14esimo giorno e possono essere associate alla protezione successiva, ma che ovviamente ci sono già durante la malattia», tutto questo rende comunque necessario il tampone e soprattutto non garantisce, secondo l'esperto, un risultato attendibile e il rischio di falsi positivi potrebbe avere conseguenze molto gravi. 
Ultimo aggiornamento: Martedì 7 Aprile 2020, 18:54
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