Batterie rinnovabili prodotte da granchi e aragoste: scoperta sostanza elettrolitica green

Ricercatori dell'Università del Maryland hanno scoperto una sostanza contenuta nei gusci che può essere usata per la conduzione elettrica nella batteria

Batterie rinnovabili prodotte da granchi e aragoste: scoperta sostanza elettrolitica green

Nuove batterie sempre più sostenibili, realizzate con sostanze che si trovano nei gusci di granchi e crostacei. Una nuova ricerca scientifica, pubblicata sulla rivista Matter, rivela la scoperta che potrebbe avere un impatto positivo nella corsa mondiale per realizzare batterie green a basso impatto ambientale.

Secondo i ricercatori dell'Università del Maryland, la sostanza dei crostacei, infatti, sarebbe fondamentale per la produzione della sostanza elettrolitica che si trova ai due poli elettrici estremi.

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Batterie e crostacei

Infatti le batterie funzionano grazie a questa sostanza che aiuta gli ioni a muoversi avanti e indietro tra i poli negativi e positivi delle batterie che si basano principalmente su due elementi, piombo o litio, ma che presentano una serie di problemi che hanno a che fare con il loro smaltimento, una vota terminata la loro funzione.

E le difficoltà sono più di una: da una parte il processo complesso nel riciclare le batterie, gli elettroliti che non sono biodegradabili ed infine il reperimento delle materie prime, come il litio, ricavabile solo dall'estrazione mineraria.

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Ecco allora che entrano in gioco i crostacei. Granchi e aragoste, infatti, nei loro gusci hanno la chitina, sostanza che rende duro e forte il loro esoscheletro; la chitina, secondo i ricercatori americani, può essere trasformata e combinata con lo zinco per creare una nuova sostanza elettrolitica adatta alle batterie, che secondo i test, resta inalterata anche dopo 400 ore di utilizzo. Ma la grande novità è che la sostanza derivata da granchi ed aragoste, si decompone nel terreno in circa cinque mesi, mentre lo zinco può essere riciclato.

 

Nessun pericolo per i crostacei

La chitina, non si trova solo nei gusci di granchi ed aragoste, ma anche nelle pareti dei funghi ed in alcune parti dei calamari, quindi la ricerca non sembra minacciare l'esistenza della specie in futuro. «Quando si sviluppano nuovi materiali per le tecnologie delle batterie, tende a esserci un divario significativo tra risultati promettenti di laboratorio e la tecnologia adattabile su larga scala. Ci sono ancora alcune sfide da affrontare nello sviluppo delle batterie agli ioni di zinco, ma studi fondamentali come questo sono estremamente importanti», ha detto Graham Newton, professore di chimica dei materiali all'Università di Nottingham che non è stato coinvolto nello studio.


Ultimo aggiornamento: Domenica 4 Settembre 2022, 17:16
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