L'amputazione più antica del mondo risale a 31.000 anni fa: trovato lo scheletro di un bambino a cui è stata recisa una gamba

L'amputazione più antica del mondo risale a 31.000 anni fa: trovato lo scheletro di un bambino a cui è stata recisa una gamba

di Bianca Amsel

La più antica amputazione di un arto risale a 31.000 anni fa, migliaia di anni prima di quanto ritenuto finora: questo è quanto emerge dallo studio di un gruppo di ricercatori guidati dall'australiana Griffith University. L'intervento, praticato su un bambino del Borneo vissuto all'epoca prevedeva la recisione chirurgica del piede sinistro grazie al quale il piccolo paziente è riuscito a guarire vivendo per altri 6-9 anni.

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La scoperta

La scoperta, pubblicata sulla rivista Nature, è stata effettuata grazie al ritrovamento del piccolo scheletro nella grotta di Liang Tebo, in Indonesia. Finora, la più antica amputazione nota era quella di un contadino francese del Neolitico vissuto circa 7.000 anni fa, il cui avambraccio sinistro era stato rimosso chirurgicamente e poi parzialmente guarito.

Questi interventi richiedono una conoscenza completa dell'anatomia umana e una notevole abilità tecnica non scontata prima degli sviluppi clinici moderni. La maggior parte delle persone sottoposte a questa operazione chirurgica infatti andava incontro alla morte a causa dell'eccessiva perdita di sangue, del forte choc, oppure per le infezioni. Ora, la scoperta del giovane del Borneo sposta indietro di migliaia di anni lo sviluppo delle conoscenze adeguate per una giusta esecuzione.

Le cause dell'intervento

I ricercatori suggeriscono che è improbabile che l’amputazione sia stata dovuta da un attacco di animali o da altri incidenti, poiché questi in genere causano fratture da schiacciamento. È improbabile, inoltre, che l’operazione sia stata eseguita come punizione, poiché l’individuo sembra aver ricevuto un trattamento accurato nel post intervento. 

I ricercatori, guidati da Tim Maloney, suggeriscono che le persone che hanno effettuato l'amputazione del piede al bambino dovevano conoscere in maniera dettagliata la struttura degli arti, dei muscoli e dei vasi sanguigni, per prevenire la perdita di sangue fatale e l'infezione.

Inoltre secondo gli autori dello studio, la velocità con cui le ferite si infettano nell'ambiente dei tropici potrebbe aver stimolato lo sviluppo di nuovi farmaci, che sfruttavano le proprietà medicinali della ricca biodiversità vegetale del Borneo.


Ultimo aggiornamento: Giovedì 8 Settembre 2022, 10:12
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