Donna di Neanderthal torna alla luce al Circeo, ecco com'era: forte, materna, alta un metro e mezzo

I ricercatori del ministero della Cultura, dopo aver trovato nella Grotta Guattari un cranio di donna vissuta 60 mila anni fa, ne hanno ricostruito l’identikit. Oggi aprono nuovi percorsi di visita al sito preistorico allestiti con ologrammi e proiezioni

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di Laura Larcan

La forza e la tempra robusta non dovevano mancarle, anche perché la vita selvaggia sotto l’insidia di animali feroci scandiva tutto il suo tempo. Ma aveva un senso forte della comunità e della famiglia, stimolata dalla cura per i figli che le crescevano accanto. Forte e materna, cacciatrice e lavoratrice della terra. Dobbiamo immaginarla alta almeno un metro e mezzo, con una corporatura del peso di circa cinquanta chili. Le arcate degli occhi leggermente prominenti e lo spessore delle ossa della testa consistenti, ma anche con un aspetto del volto e del corpo più moderni. Così appare la donna dei Neanderthal, i parenti più anziani dell’homo Sapiens, vissuta 60mila anni fa. L’ultima sorpresa regalata dal giacimento di fossili della famosa Grotta Guattari, un tesoro paleolitico incastonato sul promontorio del Circeo, che fa parlare di sè dalla prima scoperta avvenuta nel 1939, è il cranio di una donna adulta. Gli ultimi dati di studio nei laboratori di antropologia della Soprintendenza per l’Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Frosinone e Latina guidata dall’archeologo Francesco Di Mario hanno confermato l’identità. 

GLI SCAVI
«Il teschio in questione rientra nel gruppo dei resti fossili riconducibili ad almeno nove ominidi che vennero scoperti nel 2021, insieme ad altri fossili legati agli animali che vivevano in questo ambiente - racconta Francesco Di Mario - Lo studio antropologico sul suo cranio è indubbiamente la scoperta più emozionante. Si tratta di una donna adulta e per le la datazione si circoscrive ora a 60mila anni fa. Dobbiamo immaginarla alta un metro e mezzo circa, più piccola rispetto a noi quindi». Gli studi qui non si sono mai fermati, arricchiti dai risultati dell’ultima campagna di scavo della scorsa estate che ha interessato porzioni mai esplorate prima, in questo antro sotterraneo delle meraviglie del paleolitico, considerata la “casa” dei Neanderthal. 
«Possiamo identificare ora anche la i resti fossili relativi ad un bambino e ad un adolescente», aggiunge Di Mario da anni impegnato nella ricerca di questo sito straordinario, che segna una svolta tecnologica anche sul piano della valorizzazione museale.

Si inaugura oggi, infatti, il nuovo percorso di visita della Grotta Guattari al Circeo, in sinergia con il Fai, Fondo ambiente italiano, il Cnr, l’Università Tor Vergata e il Comune di San Felice Circeo.

IL VIAGGIO NEL TEMPO
«L’esperienza viene accompagnata da un sofisticato supporto multimediale - annuncia Francesco Di Mario - attraverso speciali visori di realtà virtuale immersiva realizzati da un team di informatici, Gianluca e Piefrancesco Rotondi, consentono al pubblico di effettuare un viaggio nel tempo, e di ritrovarsi nella grotta così come la vedeva l’uomo nella preistoria. Ci si diverte, anche perchè le ossa fossili presenti nel paleosuolo si trasformano in ologrammi svelando la loro identità originaria. Dall’uomo al cervo, al bue fino alla iena». L’esplorazione darà conto anche degli ultimi dati ricavati dall’ampliamento dello scavo. I dati più inediti li riserva il laboratorio di antropologia della Soprintendenza diretto da Mauro Rubini: «Qui al Circeo - spiega - si è creata una sorta di comunità neanderhaliana con caratteristiche fisiche proprie, che sembrano differenziarla dagli altri esistenti. Con una morfologia facciale particolare, e aspetti più evoluti, proiettati verso l’Homo Sapiens». E se si prova a chiedere il nome della “signora” del Circeo, scappa un sorriso bonario. Pina. Scelta dettata dall’emozione del momento e dagli affetti personali. In fondo anche gli antropologi sono romantici. 
 


Ultimo aggiornamento: Sabato 25 Novembre 2023, 00:16
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