Il vaiolo delle scimmie? Meno grave di una varicella. «Non è pandemia, non contagia come il Covid»

Il vaiolo delle scimmie? Meno grave di una varicella. «Non è pandemia, non contagia come il Covid»

Vaiolo delle scimmie, mentre i casi sospetti salgono in tutta Europa (e in Italia si contano tre casi), dagli esperti arrivano rassicurazioni, specie considerando quanto abbiamo passato negli ultimi due anni con la pandemia di Covid-19. Per l'epidemiologo Donato Greco questo virus è meno grave della varicella, mentre Stefano Vella rassicura: non sarà una nuova pandemia perché il vaiolo delle scimmie non contagia come il coronavirus.

 

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Greco, già direttore generale della Prevenzione al ministero della Salute, e oggi consulente Oms ed ex componente del Cts nell'emergenza Covid, è tra i massimi esperti di emergenze sanitarie degli ultimi 50 anni e ricorda di aver partecipato, proprio alla fine degli anni '80, in Congo a un'indagine sul campo relativa a un'epidemia di vaiolo delle scimmie. «Nell'uomo il vaiolo delle scimmie è una malattia auto-estinguibile, cioè si risolve da sola in poche settimane ed è, come gravità, anche inferiore a una varicella».

 

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«Anzi - aggiunge all'Adnkronos Salute - quest'ultima comporta una estensione delle vescicole su tutto il corpo e dà febbre elevata, mentre il vaiolo delle scimmie è quasi sempre molto localizzato, nei casi di cui parliamo in questi giorni a trasmissione sessuale, le pustole sono limitate alla zona dei genitali, senza febbre alta», le parole di Greco, per 30 anni a capo del Laboratorio di Epidemiologia dell'Istituto superiore di sanità.

 

 

 

«C'è un pò di diffidenza a dichiararne la natura della trasmissione che, come riportato nel report del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecd), nella maggior parte dei casi è per via sessuale anale. Ed è inutile dire che non lo sia, non vedo perché non chiarirlo, perché se parlassimo di gonorrea quale sarebbe il problema? Ricordiamo la storia dell'Hiv, quando partì un allarme incontrollato», aggiunge Greco, consulente dell'Oms ed ex componente del Cts, che aggiunge: «Stiamo attenti alle discriminazioni, ma dal punto di vista scientifico bisogna parlare e spiegare chiaramente le cose per non generare inutili allarmismi».

 

Per quanto riguarda la trasmissione del vaiolo delle scimmie «parliamo di concentratori biologici umani, ovvero persone che moltiplicano il rischio», spiega Greco, ex direttore del Laboratorio di Epidemiologia dell'Istituto superiore di sanità, e poi della Prevenzione al ministero della Salute. «Dunque - prosegue - se io ho rapporti sessuali anali, avendo avuto contatti con una persona infetta e avendo partner multipli, la mia probabilità di infettarmi o di trasmettere aumenta. Stiamo attenti alle discriminazioni, ma dal punto di vista scientifico bisogna essere chiari, come ha fatto l'Ecdc parlando di 'uomini che hanno rapporti multipli con uomini' che devono quindi prendere particolari precauzioni», conclude.

 

Non si preoccupa nemmeno Stefano Vella, docente di Salute Globale all'università Cattolica di Roma. «Non siamo di fronte a una nuova pandemia. Il virus del vaiolo delle scimmie, è conosciuto, in Africa, da tempo. Non preoccupa particolarmente rispetto al rischio di propagazione perché per infettarsi i contatti devono essere molto stretti, come nei rapporti sessuali. Non ci sono gli stessi pericoli di una trasmissione aerea, che facilita la corsa del virus, come per Sars-Cov-2», afferma all'Adnkronos Salute.

 

«A dispetto del nome, come già è stato spiegato in questi giorni -aggiunge Vella - non parliamo di un'infezione pericolosa come quella causata dal vaiolo. La malattia è lieve e abbiamo, nel caso si rendesse necessario, anche alcuni antivirali utilizzabili, per quanto non specifici. E da quanto ne sappiamo fino ad oggi, chi si è vaccinato contro il vaiolo potrebbe essere protetto». L'emergere di casi di infezione da vaiolo delle scimmie alle nostre latitudini, «è un nuovo campanello d'allarme che ci ricorda come la salute umana e quella animale siano strettamente commesse. È una lezione che dobbiamo imparare: serve molta attenzione a non alterare l'equilibrio tra uomo, animale e ambiente», dice Vella.

 

Dopo la pandemia, aggiunge, «tutti hanno compreso che serve prepararsi alle epidemie che verranno. I salti di specie dei patogeni non sono una novità, sono avvenuti in passato e conosciamo i meccanismi. Ora che abbiamo alterato gli equilibri tra la fauna e l'uomo questi passaggi avverranno ancora di più. Ci sono centinaia di migliaia di virus animali che potrebbero, potenzialmente, colpire l'uomo. Non tutti ovviamente lo faranno generando le pandemie. Ma dobbiamo avere consapevolezza del fatto che si tratta di una possibilità. E dobbiamo stare all'erta».

 

Per Vella oggi più che mai è necessaria «l'attenzione all'equilibrio tra la salute umana, animale e ambientale. Ad esempio: se noi deforestiamo è chiaro che l'animale selvatico si avvicina alle aree abitate dall'uomo con più rischi. Non a caso, nell'approccio alla gestione della sanità, si parla di 'One Health', una salute sola (umana, animale, ambientale), e non è solo un concetto di moda, ma una necessità nel riorganizzare le politiche sanitarie e ambientali in un'ottica di consapevolezza e riduzione del rischio». 


Ultimo aggiornamento: Domenica 22 Maggio 2022, 15:09
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