Deterioramento mentale e perdita della memoria, tutto deciso già a 8 anni

Deterioramento mentale e perdita della memoria, tutto deciso già a 8 anni

Il deterioramento mentale in età avanzata, con la perdita di memoria e altre conseguenze come la demenza senile o altri deficit cognitivi, potrebbe non dipendere solo dallo stile di vita, bensì potrebbe essere scritto nel destino già dall'infanzia. È quanto afferma uno studio condotto da alcuni ricercatori inglesi dello University College of London.

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Riportato anche dall'Independent, lo studio dei ricercatori britannici ha messo in evidenza un aspetto finora poco conosciuto: chi ha delle performance intellettive alte durante l'infanzia, tende a mantenerle a lungo fino all'età senile. Lo studio, infatti, ha coinvolto 502 persone, uomini e donne, tutti nati nel 1946 e nella stessa settimana, confrontando alcuni test effettuati a scuola nel lontano 1954 con altre analisi effettuate negli ultimi anni. I test riguardavano soprattutto la capacità spaziale, la memoria, l'attenzione, l'orientamento e il linguaggio.

Il risultato ottenuto dai ricercatori appare univoco: chi aveva le migliori performance intellettive all'età di otto anni è riuscito a mantenerle anche alla soglia dei 70. Il professor Jonathan M. Scott, che ha diretto lo studio, è convinto di poter ottenere dati utili per il trattamento delle malattie mentali degenerative: «Se riusciamo a capire chi sia 'destinato' a soffrire di questo genere di patologie, potremmo anche essere in grado di prevenirle con il giusto stile di vita da adottare nel corso di tutta la vita. In questo senso, sappiamo che l'esercizio fisico e mentale, insieme alla dieta o al riposo, possono aiutare a rallentare il deterioramento cognitivo».

Lo studio non si è basato solamente sui test cognitivi: i ricercatori hanno anche effettuato controlli medici per individuare le cellule cerebrali che presentano dei tratti associati con malattie come l'Alzheimer, trovandole proprio nei pazienti che avevano totalizzato un punteggio più basso. «Le placche amiloidi, responsabili dell'Alzheimer, potrebbero essere individuate anche prima dell'avvento della malattia. Il nostro studio indica la possibilità di controllare questa eventualità già in età infantile», spiegano i ricercatori. Che poi, però, puntualizzano: «Lo studio può essere utile, ma non basta. In primis perché è stato condotto esclusivamente su persone bianche, e il discorso potrebbe non valere in individui di altre etnie, e in secondo luogo perché lo sviluppo cognitivo dipende anche da altri fattori, come lo status socioeconomico e l'istruzione».
Giovedì 31 Ottobre 2019, 11:38
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