Giulio Tarro: «Presto gli italiani potranno tornare allo stadio, il caldo indebolisce i coronavirus»

Giulio Tarro: «Presto gli italiani potranno tornare allo stadio, il caldo indebolisce i coronavirus»

Una posizione molto ottimista sul coronavirus, come di consueto, per Giulio Tarro. L'81enne virologo in pensione, ex primario dell'ospedale Cotugno di Napoli, a differenza di tanti colleghi è certo che il coronavirus si sia già indebolito e che la fase più drammatica dell'emergenza sanitaria sia già un lontano ricordo. Al punto da spingersi ad una previsione che potrebbe far felici gli appassionati di sport tutta Italia: «Pur con le debite distanze da rispettare sempre, si potrebbe tornare allo stadio già da domani».

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La serie A sta cercando di ripartire, dopo un lungo e complesso tira e molla tra Lega Calcio e Figc da una parte e il ministro dello Sport Spadafora dall'altra, sulla data per la ripresa degli allenamenti prima e del campionato poi. Giulio Tarro, protagonista di polemiche molto accese con altri colleghi, tra cui Roberto Burioni (querelato dallo stesso Tarro attraverso l'avvocato Carlo Taormina), ha spiegato a Radio Marte: «La famiglia dei coronavirus soffre il caldo, la salsedine, persino la montagna. Non solo non lo avremo tra i piedi ma abbiamo una popolazione così immunizzata che non sarà più un ospite utile per il virus». Giulio Tarro ha parlato anche delle mascherine, esprimendo così la propria particolare visione: «Vanno messe da pazienti e operatori sanitari, per il resto sono anti-igieniche e possono causare anche problemi respiratori».

«I dati dei nuovi contagi dovrebbero essere raffrontati al numero di tamponi che vengono fatti. Ci siamo abituati psicologicamente al virus. Inizialmente il problema è stato molto serio, non è dipeso da noi centro-meridionali ma dalla gestione sanitaria del Nord: all'inizio non avevano capito di cosa si trattasse, andava capito che il problema era legato ai coaguli del sangue invece di trattare il Covid-19 come una polmonite» - ha poi spiegato Giulio Tarro a Radio Marte - «Ora a preoccupare è la crisi economica, non quella sanitaria: ho paura che moriremo di fame. In Svezia non si sono posti il problema, fanno una vita normale e non hanno problemi di mortalità, probabilmente è frutto di un'altra mentalità».
Ultimo aggiornamento: Giovedì 21 Maggio 2020, 13:40
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